Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 25 ottobre 2012

Qualcosa di nobile in Toscana


Il parlamento della Toscana ha approvato la riduzione da 55 a 40 del numero dei propri componenti, oltre a una serie di altre riduzioni dei costi e di dimagrimenti della struttura, in linea con una spending review regionale che è peraltro in atto, va riconosciuto, sin dai tempi di Claudio Martini governatore e di Alessandro Antichi portavoce dell'opposizione.
Questa riforma arriva alla fine di un processo avviato all'inizio degli anni 2000, frutto di un nobile compromesso fra le forze del vecchio centrosinistra e del vecchio centrodestra di allora.
Al centro di quel compromesso, da allora a oggi, ci sono sempre state scelte vitali: passare dalle preferenze alle primarie; da collegi grandi a collegi piccoli; dalla lotta faziosa di tutti contro tutti, alla valorizzazione delle responsabilità della maggioranza e di quelle dell'opposizione.
Ci sono state delle contraddizioni, certo, nel processo, come quando, in un maldestro tentativo di rafforzare i quattro principali partiti di allora (DS, Margherita, Forza Italia, AN), nel 2004 il consiglio regionale decise di aumentare i propri membri a da 50 a 65.
Le contraddizioni, però, con il tempo, si possono superare.
Le conquiste storiche, come l'essere stato il primo consiglio regionale della Repubblica a sperimentare le primarie e a emarginare dalla politica toscana i signori delle preferenze, vanno difese a spada tratta.
La differenza fra la politica in Toscana e quella in altre regioni, come la Sicilia, il Lazio, la Lombardia, infatti, c'è e si vede.
Andiamo avanti così.
Continuiamo a lottare perché la riforma elettorale toscana istituzionalizzi le primarie e i piccoli collegi, lanciando alla politica nazionale - sempre più asserragliata in una specie di fortino distaccato dalla realtà - un segnale netto di fedeltà alla volontà popolare sancita dai referendum.

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