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mercoledì 10 ottobre 2012

La scomoda verità sulle preferenze

Incombe su tutti noi il pericolo del ritorno delle vecchie preferenze facoltative all'italiana e non resteremo certo a guardare, di fronte a questa roba da matti, come la ha definita l'amico senatore e professore Stefano Ceccanti.
E' inutile parlare di lotta alla corruzione, di riduzione dei costi della politica, addirittura di riforme costituzionali, se intanto, sotto banco, si tenta di ripristinare un sistema di voto in cui non sono affatto gli elettori a controllare gli eletti, ma viceversa, sono i capi-bastone e i signori delle preferenze a controllare, uno per uno, i propri fedeli clienti.
Come ha scritto Carlo Fusaro, mentre fanno finta di darci un potere di scelta delle persone, ci tolgono l'unico vero potere che ci stavamo riprendendo con il Mattarellum: quello di scegliere una persona in rappresentanza del nostro territorio, in un collegio uninominale, con le primarie, in una competizione politica che produce anche, secondo lo stile anglosassone, una vera indicazione popolare del premier.
La scelta fra un futuro fatto di primarie e un ritorno al passato delle vecchie preferenze all'italiana è uno spartiacque generale e trasversale. Più importante ancora della frattura, pur necessaria, fra vecchio e nuovo.
I collegi uninominali attraggono persone audaci e competitive, che possono e vogliono unire delle maggioranze, attorno a temi di interesse generale. Le preferenze attraggono coloro che vogliono salire sulla diligenza della spesa pubblica, per portare vantaggi alla loro minoranza, alla loro fazione.
A qualcuno, per esempio a chi scrive su questo blog, tocca ripetere - fino allo sfinimento - la scomoda verità: i nominati sono un disastro, ma la perpetuazione dei signori delle preferenze, quelli che hanno sin qui spadroneggiato in Lombardia e nel Lazio, nel consiglio comunale di Roma e in quello di Reggio Calabria, è stata e sarà molto peggio.
Prepariamoci a resistere, resistere, resistere.

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