Ho avuto dalla Provvidenza il dono di compiere un pellegrinaggio in tre luoghi di speranza: Assisi, Norcia e Cascia.
Ad Assisi mi sono inginocchiato davanti alle reliquie di San Francesco e Santa Chiara, che sono un faro di pace, giustizia, salvaguardia del Creato, dignità di ogni persona umana, non solo come individuo ma come membro delle comunità in cui la persona vive e dispiega la propria compiuta umanità. Le comunità locali, coese dal principio della sussidiarietà, sono il primo spazio della prossimità. Esse rendono possibile l'esistenza della diversità e della biodiversità e ne sono le custodi per le generazioni future.
A Norcia ho onorato San Benedetto patrono d'Europa e sua sorella Santa Scolastica. Il loro monachesimo è una delle fondamenta della Res Publica Christiana europea, che poi è la madre della nostra Europa. L'unica possibile Europa, quella in cui qualsiasi essere umano potrà sempre vivere senza paura di essere diverso, purché con senso della reciprocità accetti le diversità degli altri.
A Cascia ho pregato Santa Rita nel suo sepolcro. Lì e forse ancora di più nella vicina Roccaporena, villaggio natale di Rita, ho potuto sentire la grazia che emana da questa donna, moglie, madre, vedova e infine monaca agostiniana. La santa delle cause impossibili è una presenza tenerissima e provvidenziale, così vicina alle esigenze più semplici e quotidiane delle persone, delle famiglie, degli umili, di chi soffre, di chi spera che la vita dei suoi figli e dei suoi anziani scorra come uno dei torrenti di chiare e fresche acque che scendono dagli Appennini.
Gli Appennini si sono sinora svuotati di persone e di speranze, ma c'è resistenza. Le comunità stanno reagendo. In molti s'impegnano per la ricostruzione, dopo i terremoti materiali, economici e sociali.
Le comunità locali appenniniche, ma in realtà tutte le comunità umane, hanno bisogno di più Francesco, Chiara, Benedetto, Scolastica e Rita.
Il mondo e l'Europa, non solo questi territori, hanno bisogno di ancorarsi più profondamente alle radici spirituali delle loro autonomie, per restare umani, cioè libere e autonome comunità locali, che non debbano più temere di essere oppresse o addirittura cancellate da vecchie e nuove concentrazioni di potere.
Prato, 15 gennaio 2026, S. Mauro Abate
Mauro Vaiani Ph.D.
blogger di Diverso Toscana

Nessun commento:
Posta un commento