Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

martedì 1 novembre 2011

Free Tibet

Uniamo anche questa piccola voce a quelle che si stanno levando in tutto il mondo per il Tibet: lasciamoci sconvolgere dal sacrificio dei monaci e delle monache che si immolano per la libertà, prima di tutto la libertà religiosa, che è il principale fondamento di ogni altra.
Teniamo viva la memoria di questi freedom fighters insieme al ricordo di tutte le vittime del totalitarismo, dell'autoritarismo, della violenza politica.
Sosteniamo il cammino verso la libertà e l'autogoverno del Tibet e di tutti i popoli della Cina e dell'Asia.
Il destino dell'attuale regime cinese è segnato: l'aspirazione alla libertà di ciascun individuo e quella alla sovranità di ciascuna comunità, stanno già contagiando la Cina, in ogni suo angolo, in ogni suo provincia. Attraverso Hong Kong, Macao, Taiwan, la globalizzazione, il virus della libertà si diffonde come una epidemia inarrestabile.
Piero Verni, il giornalista del Riformista che anima il blog http://www.freetibet.eu/, nel luglio scorso ha intervistato Tsewang Rigzin, il presidente del Tibetan Youth Congress. Gli ha chiesto cosa rispondesse a tutti quelli che pensano che porre fine al colonialismo cinese in Tibet sia irrealistico. Rigzin ha risposto con queste parole: "Se guardiamo con attenzione alla Cina, vediamo che un sistema autoritario governa illegalmente il Tibet, il Turkestan orientale, la Mongolia Interna. Ma governa illegalmente anche gli stessi cinesi. I dirigenti di Pechino non sono stati eletti dal popolo e non sono rispettati dal popolo. Milioni e milioni di persone sono del tutto contrarie al regime comunista. Parlo degli aderenti al movimento spirituale Falun Dafa, di operai, contadini, intellettuali, bloggers, scrittori… “Irrealistico” è non vedere che in Cina esistono molte aree di crisi. Ed è solo questione di tempo prima che esplodano. In un mondo che cambia così rapidamente la Cina non potrà essere immutabile per sempre. Guardi i rivolgimenti improvvisi e inaspettati accaduti recentemente in diversi paesi mediorientali. Il popolo è riuscito a cambiare la situazione, a rovesciare governi e dittatori. Oppure, andando più in là nel tempo, pensi alla repentina caduta dell’Unione Sovietica e del suo sistema di potere nell’Europa dell’Est. Quindi anche la Cina cambierà, forse prima di quanto non si creda. Ecco il motivo per cui noi tibetani dobbiamo non abbandonare la speranza e continuare a lottare per la libertà della nostra nazione. Alla fine il cambiamento arriverà e il popolo tibetano dovrà essere pronto a cogliere l’occasione. Per questo non ci arrenderemo mai.".
Non arrendiamoci mai!

Possiamo e dobbiamo fare quello che è in nostro potere per premere sulla nomenklatura al potere in Cina, in favore di una transizione, graduale e pacifica, verso un tempo di riforme.
I diritti umani, le conquiste civili, le istituzioni del federalismo sono la speranza, ma anche la necessità, della Cina, per affrontare questo nostro tempo in cui la disintegrazione di ogni regime può essere speranza per tutti i popoli e ciascuna persona umana.

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Il nostro omaggio alla campagna "Chalk Tibet",
che è anche su Facebook

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