Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

giovedì 5 gennaio 2012

L'omosessualità spiegata a mia madre

Dopo aver letto questa lettera aperta alla sua famiglia dello scrittore Abdellah Taïa, sarà per tutti più difficile dire che la Primavera araba 2011 non ha cambiato nulla.

Abdellah Taïa Scrive Taia:

Je rêve qu’un jour si quelqu’un m’insulte devant vous, en disant : “Ton fils, ton frère est zamel…”, vous répondiez : “Non, il n’est pas zamel, il est mathali.” Un mot, un petit mot tout simple et qui change tout. Un mot-révolution. A vous de voir. Je n’exige rien. Je vais. Je vole comme je peux. Je prie, comme ma mère, à ma manière : j’écris.

Come Abdellah Taïa spiega in una interessante intervista, cambia una parola, ma è una rivoluzione: da zamel, un termine volgare, a mathali, una parola nuova, inventata di recente, per indicare la condizione omosessuale in modo neutro.

Come se in Toscana i nostri familiari e amici si ribellassero contro chi ci definisce finocchi e pervertiti, pretendendo di poter parlare di noi come semplici e normali omosessuali. E forse è un cambiamento ancora più grande, considerati i pregiudizi e i bigottismi che avvelenano le società arabe contemporanee.

La lettera, pubblicata sul settimanale Telquel.

Una traduzione italiana, dal portale Gionata.

L'intervista di Taïa a Marc Endeweld, sul portale Minorites.org.

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