Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

martedì 6 dicembre 2011

Concentrarsi su ciò che possiamo cambiare davvero, con le nostre forze

Al Palazzo dei Congressi, a Firenze, ieri, Italia Futura Toscana ha riunito 300 persone per un incontro con il presidente Luca Cordero di Montezemolo. Sono state presentate le delegazioni già costituite in 11 città toscane, tutti i capoluoghi di provincia, più Carrara. C'erano ospiti e amici. Ho avuto l'onore di parlare anch'io, di un processo importante e che seguo da tempo: l'aggregazione dei piccoli comuni in comunità più forti. Riporto qui il corpo del mio intervento, preceduto da alcune mie riflessioni.

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Sono grato al presidente Montezemolo e al presidente Vecchioni del loro impegno. Stiamo formando in Toscana una rete che unisce la testarda coerenza di persone conosciute e l'entusiasmante generosità di tanti volti nuovi. Ho ascoltato diversi discorsi del presidente Montezemolo, negli anni, nel 2006, nel 2008, più recentemente e infine ieri. Ammiro la sua chiarezza e la sua coerenza, nel tempo. Chiunque sia al potere, Montezemolo continua a chiedere, senza riguardi per nessuno, che ci concentri sulla necessità di realizzare le riforme che sono mature nella coscienza del paese ormai da decenni.

Ci somiglia, il presidente Montezemolo. Somiglia a noi testardi, che da vent'anni ci battiamo per riforme d'ispirazione anglosassone, per primarie all'americana, per un federalismo compiuto alla svizzera, per uno stato sociale riformato alla tedesca, per la rivoluzione liberale.

Dopo aver seguito il lavoro di Italia Futura, a partire da quello del suo direttore Andrea Romano, e dopo aver letto il programma di governo - non saprei come altro chiamarlo - contenuto negli interventi di Nicola Rossi, sono sempre più convinto che potremmo, insieme, cambiare davvero qualcosa.

Federico Vecchioni, il presidente di Italia Futura Toscana, è un leader naturale, che si è gettato anima e corpo nella lotta per porre fine alla disastrosa distanza che avvelena la politica, quella fra il dire e il fare, fra ciò che si annuncia e ciò che poi non si realizza.

Ringrazio la Provvidenza che ha mobilitato queste persone e le ha fatte incontrare. Sono una novità necessaria nel dopo Berlusconi, almeno per quelli che, come me, non sono disposti a votare quelli che c'erano prima di lui.

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I punti del mio intervento 
sull'unificazione dei comuni  


Per non essere più liberali solo a parole
Non basta più l'essere liberali solo a parole. Come ho potuto scrivere in un mio intervento sul sito di Italia Futura, in questa Repubblica bloccata c'è qualcosa che noi cittadini possiamo fare subito, senza aspettare che cambino la Costituzione o le leggi. A Costituzione e legislazione invariate, possiamo migliorare il nostro primo governo, quello più vicino a noi tutti, quello del nostro comune. Nonostante le contraddizioni dell'ultimo governo Berlusconi, tanto federalista a parole, quanto centralista nei fatti, il comune resta ancora l'organo più vitale e più elastico, più accessibile e più controllabile.


Comuni in crisi, confini da cambiare
3.750.000 Toscani vivono in 287 comuni. La metà di essi, 144, ha meno di 5.000 abitanti. I confini comunali sono immutati da oltre mezzo secolo, nonostante i grandi cambiamenti intercorsi. Ci sono comuni di montagna ormai troppo gracili e comuni di pianura ormai conurbati, in cui gli attuali confini non hanno più senso. Come si cambiano i confini comunali? L'art. 133 della Costituzione prevede che sia sentito direttamente il popolo sovrano interessato, tramite referendum indetti con legge regionale. Se pensiamo che qualcosa debba cambiare nel nostro comune, non aspettiamo che intervenga qualcuno dall'alto o da altrove. Attiviamoci, in prima persona. Questo hanno fatto i cittadini del Casentino, per superare l'attuale divisione in 13 comuni. Questo potrebbero fare i cittadini dell'Elba, dove i 30.000 abitanti sono divisi in ben 8 comuni. Questo potrebbe accadere in molte altre parti della Toscana, che hanno bisogno di amministrazioni comunali meno frammentate.

 

Per un campanilismo adatto ai tempi
Mi viene domandato spesso come sia possibile superare il tradizionale campanilismo, quando si discute di unificazione fra comuni. La risposta è più semplice di quanto si pensi: in un comune piccolo e gracile, l'amministrazione si occupa a malapena del borgo capoluogo e di pochi servizi centrali, mentre gli altri borghi, le frazioni, le periferie, restano neglette. Se il comune non è sufficientemente forte, se i suoi confini non sono più attuali, se non attrae una popolazione sufficiente, i borghi e i quartieri vanno incontro al degrado, il territorio viene abbandonato. Senza comuni rinnovati, forti e autorevoli, i nostri borghi sono in pericolo. La nostra civiltà toscana è in pericolo, quella bellezza della Toscana, che è frutto di custodia e lavoro millenari. Non dobbiamo assolutamente perdere il nostro orgoglio di borghesi, cittadini del nostro borgo, del nostro quartiere e, su questo, riproporrò - presto spero - qualcosa che ho scritto in un mio libruccino del 1998, sull'autogoverno toscano. E' però bene che il nostro campanilismo si affermi all'interno di un comune più adatto ai tempi. 


Via le province e le prefetture

Questa riforma borghese, l'unificazione dei comuni, va da sé, è anche un modo concreto per ridurre i costi impropri della politica. Dei comuni allargati non avrebbero più bisogno di comunità montane, comprensori, circondari. Una pletora di enti e autorità intermedie potrebbe essere spazzata via. Anche il dibattito sull'abolizione delle province - e, come chiedeva Luigi Einaudi nel 1944, anche delle prefetture - risulterebbe decisamente incoraggiato dall'accorpamento fra comuni.


Un esempio per il paese
Con delle iniziative popolari, in tempi ragionevoli, in modo partecipato, senza forzature, si potrebbe arrivare presto a una forte riduzione degli attuali 287 comuni toscani. La cosa avrebbe una risonanza, credo, ben oltre la Toscana, in tutti gli 8.000 comuni italiani. In particolare di quelli, che sono oltre 5.000, che hanno meno di 5.000 abitanti.


I comuni come santuario di libertà
Più studio le relazioni internazionali e la geopolitica globale, più mi rendo conto dell'importanza dell'autogoverno locale. Il messaggio universale della libertà diventa vero nel quotidiano di ciascun essere umano, solo grazie a libere istituzioni di autogoverno locale, quei comuni di cui Tocqueville diceva che sono così essenziali all'esistenza umana, da sembrare che siano usciti direttamente dalle mani del Creatore.


Cambiare davvero qualcosa 
Tocca a noi spezzare lo status quo e portare nei nostri comuni uno spirito diverso. Sempre ascoltando la gente, cercando di capirne i bisogni più autentici, specie quelli delle persone più deboli. Osservando umilmente ciò che succede e, se possibile, facendo succedere qualcosa anche noi.


Mauro Vaiani

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