Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

venerdì 3 giugno 2011

Battiquorum

Perché il 12 e il 13 giugno 2011 andrò a votare 
e voterò quattro sì: 
contro il nucleare di stato; 
contro il dirigismo centralistico in materia di acqua 
e altri servizi pubblici locali; 
contro il legittimo impedimento.


In questi ultimi giorni di riflessione, in vista dei referendum del 12-13 giugno 2011, dico anch'io la mia: andrò a votare e mi esprimerò su tutti e quattro i quesiti. Sarà ancora una volta "battiquorum".

Magari rivivremo l'emozione del 1991, quando la partecipazione al voto sfiorò il 50% già la domenica sera. Gli Italiani seguirono il consiglio di Craxi, Bossi e tanti altri di andare al mare, ma lo fecero solo dopo aver votato. Oppure magari sarà dura come lo fu nel 1999, quando il quorum fu mancato per un soffio su un pacchetto di piccole riforme anglosassoni che avrebbero potuto frenare il declino della Repubblica e scuotere il paese dal suo immobilismo.

Vedremo.

Sarà difficile portare al voto la maggioranza assoluta degli iscritti alle liste elettorali, ma dobbiamo assolutamente tentare.

Il popolo sovrano può e deve riflettere sul fatto che tutte le volte che ci sono state campagne astensionistiche che hanno fatto fallire i referendum, è finita sempre che i pochi hanno deciso per i molti, le caste si sono rafforzate, a rimetterci sono state le istituzioni e l'interesse generale.

Sono contrario all'esistenza del quorum, che impedisce l'esercizio della sovranità ai cittadini più attivi e più creativi. Mi batto da sempre per la sua abolizione e per la riforma dell'art. 75 della Costituzione. Per dimostrare che il quorum è sbagliato, però, dobbiamo tornare a superarlo, questa volta.

Dobbiamo dimostrare con i numeri, andando a votare in massa, che la Repubblica così com'è, governata da leader discutibili ma inamovibili e dalle loro corti di disponibili, non ci va bene.



* * *

Nel merito dei quattro quesiti mi sono fatto delle personalissime convinzioni:

- voterò sì ai due quesiti sull'acqua, perché credo che gli unici e veri proprietari dell'acqua siano le comunità locali, le generazioni di lavoratori e contribuenti che, nel tempo, hanno costruito e finanziato impianti e reti; sono quindi le regioni e i comuni, con la partecipazione diretta dei cittadini utenti, che devono decidere come gestire l'acqua nel tempo, anche nell'interesse delle generazioni future; le norme che impongono una gestione mista pubblico-privata, volute dal IV governo Berlusconi nel 2008, sono una inutile forzatura centralistica e dirigistica;

- voterò sì all'abolizione delle norme sul nucleare, perché quelle norme aprono la via a un costosissimo e obsoleto nucleare di stato, di cui non ci saremmo mai potuti fidare; voterò sì anche per punire il IV governo Berlusconi, e l'attuale maggioranza fondata sui disponibili a tutto, per il loro maldestro tentativo di imbrogliare il popolo con la modifica all'ultimo momento delle norme sul nucleare; questo senza rinunciare al mio sogno di poter un giorno vedere costruire, anche vicino a casa mia, un impianto credibile, economico, avveniristico, compatibile con l'ambiente e con la presenza umana;

- voterò sì all'abolizione delle norme sul legittimo impedimento; anche se la Corte Costituzionale le ha già depotenziate, occorre un chiaro e netto pronunciamento popolare contro la presunzione e l'insipienza dell'attuale classe dirigente; sono dei buoni a nulla, se ne vadano; non solo Berlusconi, ma tutti coloro che sono stati protagonisti dell'età berlusconiana.

Andiamo a votare, andiamo avanti.

* * *


E' ovvio che questa tornata referendaria si è caricata di un valore simbolico che va oltre il merito tecnico dei quesiti. Sta diventando una protesta contro la palude politica nazionale e l'eterna partitocrazia italiana, come giustamente ricordano, con la tradizionale lucidità, gli amici radicali.

I referendum non mettono affatto in pericolo, né in linea di fatto, né di diritto, lo sviluppo del pluralismo nella gestione dei servizi pubblici, partecipazione dei privati compresa. Gli amici liberisti dell'Istituto Bruno Leoni ne prendono atto, con l'umiltà che solo i veri esperti possono avere.

Mi pare, invece, che altri amici libertari non abbiano capito quale è la posta in gioco: tentare di boicottare questi referendum serve solo a difendere lo status quo, a tentare disperatamente di frenare il declino del berlusconismo, a proteggere le posizioni dominanti di mercato delle attuali grandi aziende pubblico-private che hanno in gestione i servizi pubblici locali.

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