Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

martedì 28 giugno 2016

Il papa invita a una disintegrazione come innovazione








Un incredibile papa Francesco, di ritorno dal suo ultimo viaggio apostolico in Armenia, oltre a chiedere scusa ancora una volta ai poveri, alle donne, ai gay, alle vittime delle guerre in cui le armi sono state benedette dal clero, ha aperto uno spiraglio che sembra proprio andare nella direzione a cui ho dedicato il mio anticonformista studio sulla disintegrazione come possibile fonte di speranza economica e sociale.
Il vescovo di Roma ha candidamente dichiarato: "Per me sempre l'unità è superiore al conflitto, ma ci sono diversi modi di unità". La fratellanza è certamente migliore delle distanze, ma un paese ha bisogno della sua cultura. "Il passo che l'Unione [Europea] deve dare per ritrovare la forza delle sue radici è un passo di creatività e anche di sana “disunione”, cioè dare più indipendenza e più libertà ai paesi della UE, pensare a un'altra forma di unione. [...] C'è qualcosa che non va in quell'Unione massiccia, ma non buttiamo il bambino con l'acqua sporca e cerchiamo di ricreare. Creatività e fecondità sono le due parole chiave per l'Unione".
Notevole e audace.
Complimenti a questo leader che è degno erede dei suoi predecessori recenti e che pare capace di portare avanti e sviluppare l'eredità di San Giovanni XXIII, di Paolo VI, di Giovanni Paolo I, dell'amato San Giovanni Paolo Magno.
Molti, anche studiosi, anche giovani, quando sentono parlare di (non solo miei) studi di geopolitica critica, anti-burocratici, anti-militaristi, anti-superstato, si tappano gli orecchi e si rifiutano di ascoltare.
Queste poche parole, crediamo, segneranno un piccolo cambiamento ed era giusto ricordarle stasera, alla vigilia della bella festa cristiana dei Santi Pietro e Paolo.

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