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sabato 7 marzo 2026

Elogio del sorteggio


 

Ci sono abbastanza studi storici e scientifici che spiegano bene perché il sorteggio è una grande risorsa per comunità che vogliono salvaguardare l'imparzialità, la circolazione delle elite, l'autorevolezza delle loro istituzioni. Non abbiamo inventato niente!

La scelta del Parlamento, su iniziativa del ministro Carlo Nordio, di fare del sorteggio la cura contro la degenerazione correntizia dell'attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è stata forse radicale e strumentale, ma è ampiamente e trasversalmente condivisibile.

Se la riforma sarà approvata, i nuovi organi di autogoverno, grazie al sorteggio, diventeranno enti dalla composizione imprevedibile, estremamente indipendenti da ogni condizionamento esterno, decisamente più autorevoli.

Del resto, proprio l'andamento della campagna referendaria che si concluderà con il voto dei prossimi 22-23 marzo 2026, ha reso evidente che proprio ciò che viene maggiormente disprezzato è esattamente ciò che serve. Lo dimostrano le reazioni scomposte dei vertici dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) contro la legge di riforma costituzionale.

I capi della ANM considerano il CSM il loro parlamentino, cassaforte del loro consenso, roccaforte del loro potere su tutti i circa 9.000 magistrati giudicanti e requirenti in servizio (e sui poco meno di 200 che sono fuori ruolo, occupando spesso discutibilmente posizioni ultraprivilegiate).

Da decenni i capi delle correnti si sono messi di traverso a ogni riforma, non solo dell'ordinamento giudiziario, considerandosi e comportandosi come se fossero una sorta di terza camera della Repubblica, con poteri di veto sul potere legislativo e sull'indirizzo politico.

Come ci hanno spiegato gli autorevoli giuristi e politici del Comitato Pannella Sciascia Tortora, della Sinistra per il Sì, del Comitato Sì Separa della fondazione Einaudi, fra molti altri, la riforma Nordio è un decisivo passo avanti, per dare attuazione alla VII disposizione transitoria della Costituzione, ponendo fine a quella unità corporativa dei magistrati che abbiamo ereditato dal regime fascista.

Come finirà questo referendum? Speriamo che a deciderne le sorti non siano solo i tifosi degli attuali schieramenti. Se ci sarà un'ampia partecipazione popolare, nessuno nutre dubbi sulla vittoria del Sì.

Comunque vada, occorre evitare eccessi polemici e dolorose polarizzazioni, perché il giorno dopo, se avrà vinto il Sì - come speriamo - ma anche se avrà vinto il No, dovremo ritrovarci tutti insieme a ragionare di come procedere nelle riforme, perché una cosa è certa e guai a chi non la vedesse: lo status quo, in materia di giustizia (e quindi di legalità, sicurezza e carceri), è INSOSTENIBILE.

Mauro Vaiani

(studioso e attivista per le autonomie personali, sociali, territoriali)


 

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