Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 5 settembre 2015

Ricordo di Nino Caponnetto alle Piagge




Oggi alle Piagge abbiamo celebrato il compleanno del presidente Antonino Caponnetto, nato il 5 settembre del 1920 e scomparso il 6 dicembre del 2002. L'incontro si è svolto presso la comunità di base al cui servizio è il nostro amico don Alessandro Santoro (nella foto a destra). E' stato coordinato da Massimo Caponnetto (al centro), il figlio del magistrato scomparso. Ospite e oratore principale l'ex magistrato e scrittore Gherardo Colombo (a sinistra). Erano con noi la signora Caponnetto e molti altri familiari e amici di questa amata e rispettata figura siciliana e toscana.

Per diversi di noi che lo abbiamo conosciuto e abbiamo militato con lui nelle iniziative anti-mafia e nel Movimento per la Democrazia "La Rete", il compleanno del nostro Nino è stata l'occasione per rivedersi, dopo tanti anni.

Coinvolgente e appassionato è stato Gherardo Colombo, impegnato a tempo pieno nell'educazione dei giovani alla legalità. Da quando ha lasciato la magistratura, nel 2007, ha ormai parlato in migliaia di scuole del grande tema del rispetto delle regole, a partire dalle più piccole, come il rispetto dell'integrità di un bagno pubblico e l'evitare di appiccicare cicche di gomma sotto le sedie e sotto i banchi. Avete letto bene: Colombo ha concluso la sua testimonianza ribadendo proprio che la diligenza personale e nelle piccole cose, come la pulizia di un bagno e la capacità di non buttare una cicca a terra, sono la base della cultura della legalità. Questa cosa, come chi segue questo blog potrà facilmente immaginare, ci è piaciuta molto.

Parlando dei momenti più drammatici della sua carriera, Colombo ha ricordato quante decine di membri della Guardia di Finanza ha dovuto incriminare; quante inchieste importanti gli sono state sottratte dalla magistratura inquirente di Roma, quella che era nota come il "porto delle nebbie"; quante leggi e leggine si sono affastellate l'una sull'altra, per decenni, consentendo a tanti politici corrotti di farla franca. Ha anche coraggiosamente ricordato il grande tema storico dell'inutilità, anzi della pericolosità sociale, del carcere e in particolare del sistema carcerario italiano.

Ci ha fatto riflettere, perché ha ricordato seri problemi strutturali: la natura criminogena della Guardia di Finanza; l'improprio centralismo del sistema giudiziario italiano; la pericolosa concentrazione di poteri politici nelle mani di pochi membri del governo italiano. Solo un cambiamento politico molto profondo può cambiare queste istituzioni sbagliate e le leggi che le regolano. Colombo, che si è ritagliato un ruolo da educatore, non è mai entrato nel merito di una proposta politica, ma ha lanciato un chiaro messaggio: chi se la sentisse di fare diversamente e meglio da quelli che ci sono ora, si faccia avanti.

Venticinque anni dopo la Rete, uno dei primi movimenti civici e civili a porsi seriamente il problema di una svolta confederale italiana ed europea, il centralismo italiano resta culturalmente vecchio, economicamente inefficace, politicamente pericoloso. Quei pochi che hanno delle idee diverse e delle proposte alternative, è bene pensino seriamente a fare qualcosa.

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