Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

sabato 1 febbraio 2014

Il ritorno al passato costa più del futuro

Sul Corriere Fiorentino di oggi, sabato 1 febbraio, ha trovato - ancora una volta - ospitalità un mio intervento, a pag. 12, in cui si spiega perché i costi del ritorno al passato, alle vecchie preferenze facoltative all'italiana, sarebbero ben più alti di quelli dell'istituzione di un turno generale di primarie. Proprio mentre a Roma l'idea delle primarie istituzionalizzate fa breccia, vogliamo abolirle qui in Toscana, dove le abbiamo inventate? L'intervento è stato ripreso anche dalla rassegna stampa del Consiglio regionale della Toscana. Buona lettura.


Sabato 1 Febbraio, 2014
CORRIERE FIORENTINO

Il Passato Può Costare Caro
(più di primarie e secondarie)

di MAURO VAIANI *

Caro direttore,
l'incomprensibile ignavia di tanti lo stava quasi facendo dimenticare, ma un'alternativa seria al ritorno delle vecchie preferenze all'italiana, c'è: sono le primarie istituzionalizzate, una innovazione toscana, che è stata già sperimentata nel 2005 e nel 2009.
Non per nulla l'esperimento è stato ripreso e citato nel dibattito politico nazionale, dove il ritorno dei mister preferenze — stile Fiorito — sembra, al momento, scongiurato, ma si cercano giustamente altri modi, più trasparenti, più competitivi, di selezionare una nuova generazione di politici.
Sarebbe inquietante che, mentre Roma discute di primarie istituzionalizzate, Firenze, che le ha inventate, le abolisse.
Le primarie istituzionalizzate rispondono all'esigenza fondamentale di chiamare i cittadini al voto per la selezione del personale politico dei partiti, con regole chiare e uguali per tutti. Il voto alle persone — o anche il doppio voto di genere — non sarebbero facoltativi, ma obbligatori. A decidere sarebbero maggioranze, non minoranze clientelari organizzate.
Dopo un turno di primarie, i cittadini potrebbero conoscere i volti, la squadra, con cui ogni partito si presenta, e tenerne conto, nel dare il loro voto alle elezioni generali — che a questo punto potremmo chiamare «secondarie».
Fra le primarie e le secondarie — altra cosa importante — le forze politiche potrebbero recuperare unità e compattezza, attorno ai leader locali emersi in piccoli collegi.
Sì, aprire i seggi per un turno in più avrebbe dei costi, ma sarebbero di gran lunga minori dei costi disastrosi delle vecchie preferenze facoltative.
E si può risparmiare ancora di più, con il voto online, la riduzione del numero delle sezioni elettorali, la loro apertura in sedi pubbliche ma non più scolastiche, il voto nei giorni feriali e non in quelli festivi.
Per una elezione importante, in molte democrazie del mondo, si vota più volte: alle primarie per scegliere i candidati; alle secondarie per scegliere la squadra di governo; eventualmente si fanno anche i ballottaggi. Ebbene, queste democrazie non costano più della nostra e parecchie, anche grazie ai loro sistemi elettorali più aperti, selettivi e competitivi, sono davanti all'Italia e, alla Toscana, negli indici internazionali più rilevanti: innovazione, trasparenza, libertà.

* Attivista civico-liberale e studioso
(Università di Pisa)


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