Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 23 marzo 2011

Dialogo sulla moschea di Firenze


La New York University ci ha accolti ieri, martedì 22 marzo 2011, nella sua prestigiosa sede fiorentina, La Pietra, per uno dei suoi Policy Dialogues, questa volta aperto dalla direttrice esecutiva Ellyn Toscano e dedicato al tema, sempre attuale, "Islam and Integration in the City".
Non ne abbiamo discusso solo in termini generali, ma applicandolo a una situazione concreta, che si presenta anche da noi, in Toscana, quella cioè della costruzione di una moschea in una moderna città occidentale. In una città, come la nostra Firenze appunto, dove, per quanto possa essere secolarizzata e pluralista, gli spazi pubblici del sacro sono pressoché interamente occupati da presenze e simboli cristiani cattolici. La presenza della dimensione religiosa nello spazio urbano e civile non può essere cancellata, ha ricordato il prof. Rainer Bauböck, politologo dell'Università Europea. Né forse è desiderabile che lo sia, visto che assicura identità e spiritualità, e stimola senso civico e moralità pubblica. Può però evolversi, con la necessaria gradualità e attraverso i giusti compromessi, arricchendosi, per esempio, con la presenza di spazi per altre fedi, oltre a quelle della nostra bimillenaria tradizione cristiana. Come una moschea, appunto, come luogo di incontro e come memoria di una identità comune ai circa 30.000 nuovi fiorentini di religione musulmana.Era presente un parterre di studenti, accademici, intellettuali, attivisti e amministratori, non solo fiorentini, non solo toscani. E' una tradizione di questi Dialogues quella di riunire dei panel a cui siano presenti esperienze eterogenee e punti di vista trasversali, per ottenere momenti di ascolto e approfondimento, oltre a discussioni stimolanti, magari veri e propri brain storming.
Il contributo principale alla giornata è stato quello dell'imam di Firenze, Izzedin Elzir, che oltre a fare il suo intervento, è rimasto ad ascoltare gli altri relatori e ha risposto a ogni tipo di domande e provocazioni da parte della stampa e del pubblico. L'imam Elzir è una figura fortemente impegnata per la nascita di un Islam toscano e italiano, capace di integrarsi e dialogare con le altre fedi, con le istituzioni laiche, con la società civile.
Come si sta portando avanti la proposta di una moschea a Firenze? Una associazione di cittadini di religione musulmana, in gran parte immigrati provenienti da una cinquantina di diversi paesi islamici, non solo arabi, si è costituta, al fine di raccogliere i primi fondi e per proporre alla città un percorso di approfondimento delle proprie esigenze di culto e di socialità. Si pensa di attivare anche la legge regionale toscana sulla partecipazione.
A che struttura si sta pensando? A un edificio che possa accogliere qualcosa di più dei 5.000 fedeli che sono affluiti, in occasione delle grandi festività della fine del Ramadan e della festa del Sacrificio, nei tre spazi provvisori di preghiera attualmente attivi nel comune di Firenze. Un edificio importante, quindi, riconoscibile, attrattivo, simbolico, paragonabile almeno al tempio maggiore ebraico, la sinagoga di Via Farini, o alla chiesa russa ortodossa della Natività di via Leone X, a pochi isolati dalla Fortezza da Basso.
Non saranno chiesti contributi pubblici e non sono stati accettati finanziamenti da fondazioni islamiche straniere, ha chiarito l'imam Izzedin Elzir. Istituzioni che avevano chiesto, in cambio del loro aiuto, di poter nominare loro, dall'estero, i prossimi imam, soffocando quindi sul nascere l'autonomia di questo nascente musulmanesimo toscano e italiano.
Si porteranno avanti, in questa nuova moschea, le innovazioni che sono state introdotte per andare incontro agli orari e alle necessità locali dei musulmani fiorentini.
Si pregherà in arabo, ma si predicherà in italiano, perché è questa la lingua che unisce l'eterogenea comunità, composta da africani, maghrebini, arabi e asiatici.
Così come l'Islam si è adattato alla cultura e alla architettura degli altri paesi in cui è arrivato, anche la moschea di Firenze dovrà rappresentare una sintesi, anche architettonica, fra Islam e identità fiorentina. Se ci sarà un minareto, insomma, elemento verticale peraltro non indispensabile al nuovo luogo di culto, potrebbe finire per somigliare a un campanile. Quella di presentare un bozzetto in cui la moschea era visibilmente ispirata a Santa Maria Novella, insomma, non era una boutade, ma una provocazione costruttiva, tesa a stimolare l'immaginazione e a suscitare curiosità e interesse attorno a questa che la vicesindaco delegata all'università e all'innovazione del comune di Firenze, Cristina Giachi, ha definito una vera e propria sfida.
Ci sono, è stato ampiamente riconosciuto, non solo buone intenzioni, ma delle serie premesse per una operazione di inclusione, che conservi identità e spiritualità di questi nuovi cittadini, ma che rafforzi anche l'attaccamento al territorio, il senso di cittadinanza, la fedeltà ai valori repubblicani.
L'imam Izzedin Elzir e gli amministratori, gli intellettuali, gli attivisti presenti, non si nascondono le difficoltà, sanno che ci sono enormi diffidenze da vincere, si aspettano un grande dibattito pubblico, si rendono conto che occorrerà del tempo e una grande capacità di coinvolgere democraticamente tutti i cittadini.
I Fiorentini criticano tutto, criticheranno anche Gesù il giorno che tornerà sulla terra, per questo progetto non si farà certo eccezione, ha osservato ironicamente mons. Timothy Verdon, il delegato all'ecumenismo dell'Arcidiocesi cattolica.

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Ricordiamo, nell'ordine in cui sono intervenuti, i nomi degli altri relatori presenti, oltre a quelli citati, a questo La Pietra Policy Dialogue:
- Claudius Wagemann, Università Europea e Istituto Italiano di Scienze Umane
- Lorenzo Bosi, Marie Curie Fellow dell'Università Europea
- Laura Grazzini, Responsible for Immigration, ARCI Firenze
- Franco Cardini, professore di Storia Medioevale, Istituto Italiano di Scienze Umane

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Un ringraziamento a tutto il personale di Villa La Pietra e della New York University per l'incredibile cura con cui vengono tenuti edifici e giardini, per l'organizzazione, l'ospitalità, l'entusiasmo dimostrati. Confesso che ho sentito e patito la differenza con altre università, a partire purtroppo dalle nostre toscane. Un ringraziamento personale a Marija Mihajlovic, assistente della conferenza.

Per maggiori informazioni:
http://www.nyu.edu/lapietra/policy.dialogues/

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