Ieri con degli amici abbiamo fatto una camminata sulle pendici del monte Faeta, sopra Asciano Pisano. Siamo arrivati fino al Passo di Dante e poi oltre, fino ai resti etruschi che si trovano sulla cima del Castellare, sopra villa Bosniaski.
E' stato bellissimo camminare sui sentieri della nostra terra e parlare con gli amici in questa che forse è stata la prima domenica veramente soleggiata dell'anno nuovo.
Si è discusso di tante cose che vorremmo diverse, migliori, ma anche di quelle che vorremmo proteggere e conservare per sempre.
Si è parlato anche di poesia.
Mi sei tornata in mente, piccola ape furibonda. Ho scelto questo bel video, che dimostra che ci manchi, ma anche che ci sei...
Come scrissi il giorno della sua morte, il 1 novembre 2009, se esiste un paradiso, speriamo davvero di trovarci Alda Merini, magari in forma di piccola ape furibonda, che cambia continuamente di colore, che non ha misura, che non ha vergogna... Fermati, viaggiatore, se puoi, e valla a trovare...
* * *
* * *
Il brano è tratto dall'album Rasoi di seta - Amore
Liriche di Alda Merini - Musica di Giovanni Nuti
Ho perso lungo i solchi della vita
o mio unico Amore
Dio di giacenza e di dubbio
Dio delle mitiche forze
Dio, Dio, sempre Dio
che sei piu' forte degli amplessi
e dei teneri amori
che fai crescere le fontane
e che appari e dispari
come un luogotente del destino
perderti è come perdere la speranza
e io ti ho perduto.
Ti ho perduto non una
ma un milione di volte
e ritrovarti è come sorgere
dall'eterno peccato
per vedere le falle della vita
ma anche le tue mobili stelle
tu sei un Dio di amore
di amore
un Dio di amore
di amore
Le immagini del video sono tratte da "Francesco" di Liliana Cavani.
Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
lunedì 17 gennaio 2011
sabato 15 gennaio 2011
Anche gli Arabi possono cacciare un tiranno
E' bello leggerlo sulla pagina del blogger libanese Mustapha, con le parole di un giovane arabo che ci parla direttamente dal mondo islamico. Va scandito bene, parola per parola. Va ripetutto, perché in tanti, in troppi faranno fino all'ultimo finta di non sentire: anche gli Arabi possono cacciare un tiranno. Anche gli Arabi possono svegliarsi dalle sbornie ideologiche e accorgersi degli inganni dei vecchi e nuovi totalitarismi. Anche gli Arabi possono assumersi la responsabilità del proprio futuro, liberandosi dal vittimismo, dai complessi di inferiorità, dalla tentazione di dare la colpa dei loro problemi sempre agli altri: all'Occidente, ai cristiani, agli armeni, ai kurdi, agli ebrei, agli Israeliani, alle donne, ai gay, agli sciti, e così via...
E' una bella e dolorosa giornata, dall'altra parte del Canale di Sicilia. E' scoppiato in Tunisia un focolaio di speranza, che speriamo davvero contagi l'intero Maghreb, il mondo arabo, tutti i paesi musulmani.
Voglio ammalarmi anch'io della speranza dei nostri vicini tunisini, con le crude parole di un giovane scrittore e poeta omosessuale marocchino, Abdellah Taïa, che qua e là fra le pagine di uno scritto apparentemente solo intimistico, lancia delle grida che dovrebbero risuonare nel cuore di ogni cittadino dei paesi arabi:
"Non credevo più a niente.
Senza religione.
Senza D-o.
Gettato nel vuoto e nella sua vertigine.
Stravolto...
Ero nel cuore di un mondo arabo che, anche lui, in fondo, non credeva più a niente.
Un mondo assurdo.
Un mondo-prigione in cui la poesia era ormai rara.
Un mondo in cui si ripetevano gli stessi errori instancabilmente e, certo, la colpa era sempre degli altri, degli occidentali.
Non avevo più indulgenza, non provavo più tenerezza per quel mondo..."
(Abdellah Taïa, Uscirò da questo mondo e dal tuo amore, pag. 82 dell'edizione italiana Isbn Edizioni, 2010)
E' giunto il momento di cambiarlo, quel mondo.
Grazie, sorelle e fratelli di Tunisia, di aver gettato i vostri corpi, i vostri sogni, le vostre voci nella lotta.
E' una bella e dolorosa giornata, dall'altra parte del Canale di Sicilia. E' scoppiato in Tunisia un focolaio di speranza, che speriamo davvero contagi l'intero Maghreb, il mondo arabo, tutti i paesi musulmani.
Voglio ammalarmi anch'io della speranza dei nostri vicini tunisini, con le crude parole di un giovane scrittore e poeta omosessuale marocchino, Abdellah Taïa, che qua e là fra le pagine di uno scritto apparentemente solo intimistico, lancia delle grida che dovrebbero risuonare nel cuore di ogni cittadino dei paesi arabi:
"Non credevo più a niente.
Senza religione.
Senza D-o.
Gettato nel vuoto e nella sua vertigine.
Stravolto...
Ero nel cuore di un mondo arabo che, anche lui, in fondo, non credeva più a niente.
Un mondo assurdo.
Un mondo-prigione in cui la poesia era ormai rara.
Un mondo in cui si ripetevano gli stessi errori instancabilmente e, certo, la colpa era sempre degli altri, degli occidentali.
Non avevo più indulgenza, non provavo più tenerezza per quel mondo..."
(Abdellah Taïa, Uscirò da questo mondo e dal tuo amore, pag. 82 dell'edizione italiana Isbn Edizioni, 2010)
E' giunto il momento di cambiarlo, quel mondo.
Grazie, sorelle e fratelli di Tunisia, di aver gettato i vostri corpi, i vostri sogni, le vostre voci nella lotta.
mercoledì 12 gennaio 2011
Tremonti esoterico
A un Piero Ostellino che ne aveva criticato un certo dirigismo di destra, oggi sul Corriere della Sera risponde, con un lunghissimo ma alquanto esoterico intervento, il ministro Tremonti.
Confessa l'impotenza a delegificare, deregolamentare, semplificare, sburocratizzare questa vecchia e malandata Repubblica.
Un'ammissione piuttosto triste, dopo quasi vent'anni che aspettiamo la rivoluzione liberale.
Si chiede allora un colpo di spada che tagli invece di sciogliere il nodo di Gordio che soffoca questo paese pieno di leggi e senza più legge. Sempre immaginifico, il ministro, che chiede - addirittura - una norma di valore costituzionale che stabilisca in modo definitivo il principio della responsabilità, dell'autocerficazione, del controllo ex post. "estendendoli con la sua forza obbligatoria a tutti i livelli dell'ordinamento, superando così i problemi del complicato riparto delle competenze legislative" (sic).
Dove infilare una norma così potente? Il ministro Tremonti suggerisce di modificare l'attuale art. 41 della Costituzione, che attualmente recita:
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Non è poi un articolo così pericoloso, non trovate? E' anche meno "socialisteggiante" e tutto sommato meno invecchiato di altri capoversi della nostra sempre valida e originariamente molto ben scritta Carta fondamentale.
Anche il ministro Tremonti riconosce che questo articolo non ha mai impedito leggi di semplificazione, ma, lamenta, non ha mai neanche prodotto leggi contro la complicazione... Altre leggi per impedire i guai provocati dalle leggi esistenti? Qui, invece che fare liberalismo, rischiamo la paranoia.
Infine, in cosa dovrebbe consistere questa arma finale costituzionale contro la bulimia legislativa e il cancro delle burocrazie? Di quali parole? Chi mastica diritto lo sa, le parole sono decisive. Infatti il divino Giulio tace e non dice nulla e forse è meglio così.
Invoca un dibattito.
Bene. Se un ministro della Repubblica scrive così tanto per dire così poco, anche un povero inventore di parole come me può dire la sua.
Fra le molte iniziative che si dovrebbero intraprendere per sconfiggere la disperazione italiana, c'è anche, a mio parere, quella di restituire al popolo il potere di abolire tutte le leggi inutili, gli enti inutili, i ministeri inutili. Sperando che siano i cittadini ad abolire, al più presto, anche questa stagione di politica così chiacchierona e così ignorante di diritto costituzionale.
E qui, mi capite, non sto più parlando solo di Tremonti...
Post Scriptum
Segnalo, con piacere, che anche una delle più innovative reti di cittadinanza di cui faccio parte, Italia Futura, ha messo in evidenza quanto sia inquietanti queste tante parole con così pochi fatti...
Aggiungo anche questo graffio di scetticismo su Tremonti, lasciato da Paolo Cerasa su Cerazade: spesso chi è prolisso, finisce anche il ripetersi...
Confessa l'impotenza a delegificare, deregolamentare, semplificare, sburocratizzare questa vecchia e malandata Repubblica.
Un'ammissione piuttosto triste, dopo quasi vent'anni che aspettiamo la rivoluzione liberale.
Si chiede allora un colpo di spada che tagli invece di sciogliere il nodo di Gordio che soffoca questo paese pieno di leggi e senza più legge. Sempre immaginifico, il ministro, che chiede - addirittura - una norma di valore costituzionale che stabilisca in modo definitivo il principio della responsabilità, dell'autocerficazione, del controllo ex post. "estendendoli con la sua forza obbligatoria a tutti i livelli dell'ordinamento, superando così i problemi del complicato riparto delle competenze legislative" (sic).
Dove infilare una norma così potente? Il ministro Tremonti suggerisce di modificare l'attuale art. 41 della Costituzione, che attualmente recita:
Art. 41
L'iniziativa economica privata è libera.Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Non è poi un articolo così pericoloso, non trovate? E' anche meno "socialisteggiante" e tutto sommato meno invecchiato di altri capoversi della nostra sempre valida e originariamente molto ben scritta Carta fondamentale.
Anche il ministro Tremonti riconosce che questo articolo non ha mai impedito leggi di semplificazione, ma, lamenta, non ha mai neanche prodotto leggi contro la complicazione... Altre leggi per impedire i guai provocati dalle leggi esistenti? Qui, invece che fare liberalismo, rischiamo la paranoia.
Infine, in cosa dovrebbe consistere questa arma finale costituzionale contro la bulimia legislativa e il cancro delle burocrazie? Di quali parole? Chi mastica diritto lo sa, le parole sono decisive. Infatti il divino Giulio tace e non dice nulla e forse è meglio così.
Invoca un dibattito.
Bene. Se un ministro della Repubblica scrive così tanto per dire così poco, anche un povero inventore di parole come me può dire la sua.
Fra le molte iniziative che si dovrebbero intraprendere per sconfiggere la disperazione italiana, c'è anche, a mio parere, quella di restituire al popolo il potere di abolire tutte le leggi inutili, gli enti inutili, i ministeri inutili. Sperando che siano i cittadini ad abolire, al più presto, anche questa stagione di politica così chiacchierona e così ignorante di diritto costituzionale.
E qui, mi capite, non sto più parlando solo di Tremonti...
Post Scriptum
Segnalo, con piacere, che anche una delle più innovative reti di cittadinanza di cui faccio parte, Italia Futura, ha messo in evidenza quanto sia inquietanti queste tante parole con così pochi fatti...
Aggiungo anche questo graffio di scetticismo su Tremonti, lasciato da Paolo Cerasa su Cerazade: spesso chi è prolisso, finisce anche il ripetersi...
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Più ascoltiamo i politici nazionalisti e centralisti, che dominano i media, più siamo convinti che il mondo delle autonomie possa fermarli. ...
Argomenti solidamente piantati in questa nuvola:
1989
a touch of grace
abolizione delle province e delle prefetture
Alberto Contri
alternativa civico-liberale
ambientalismo
Andrea Ulmi
anti-imperialismo
Anticolonialismo
antiglobalismo
antimilitarismo
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Archivio cose toscaniste
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