Nonostante sia Toscano, lavori a Firenze e viva a Prato, luoghi che sono certamente ancorati ai valori storici del centrosinistra, mi accorgo che attorno a me, fra persone di ogni classe sociale e di ogni retroterra culturale, è tuttora diffusa la convinzione che il governo presieduto da Giorgia Meloni sia stato e sia ancora uno dei meno peggio della storia politica recente. Non so se questo le possa garantire una riconferma alle elezioni politiche del 2027, ma di certo non pare in vista per lei quel repentino crollo di fiducia e di consenso che è - oggi più di sempre - il destino della maggior parte dei leader degli stati ancora almeno parzialmente democratici in giro per il mondo.
Anti-meloniani di pancia, non vi scatenate. Piuttosto abbiate la pazienza di riflettere su cosa mettersi a lavorare se vogliamo costruire una alternativa.
Nonostante sia circondata da una corte dei miracoli e provenga da quella piccola e complicata tribù che fu la destra sociale italiana, Giorgia Meloni ha dimostrato di non essere una passante, di non essere una incompetente, di non essere una estremista. Appena giunta al potere ha istantaneamente dismesso ogni tratto populista. Insieme a Giorgetti, a Tajani, a Lupi, a Fitto, è stata una centralista e nazionalista dichiarata, non priva di onestà e persino di moderazione. I personaggi pericolosi, che pure nel suo governo non mancavano, sono stati sostanzialmente tenuti a bada. Ha tenuto i conti in ordine. Ha tenuto una postura internazionale coerente con quella della Unione Europea e della NATO. Ha rispettato il Quirinale, la Corte costituzionale, le istituzioni europee. Molto meno il Parlamento, ma in questo non è stata poi peggiore dei suoi predecessori.
Il Parlamento, già in crisi storica e istituzionale, ebbe il colpo di grazia nel 2008, con l'approvazione del Porcellum, la prima di una serie di leggi elettorali sempre più ingiuste, voluta dalla scelleratezza politica di Silvio Berlusconi, Denis Verdini, Umberto Bossi, Gianfranco Fini, Marco Follini, Roberto Calderoli. I leader di oggi, Meloni, Salvini, Tajani, erano peraltro al potere già allora, ma pensare di metterli in difficoltà su questo terreno, avendo fatto poco o nulla per porre fine alla vergogna del Parlamento dei "nominati", mi pare una scorciatoia da cui tenersi alla larga, da perdenti.
Demonizzare questo lungo, stabile, moderato, modesto governo Meloni come se avesse attentato alla democrazia, alla Costituzione, alla coesione sociale, alla pace internazionale, a mio modesto parere, non funzionerà, nonostante l'ossessiva ripetizione televisiva quotidiana delle stesse accuse sommarie.
Mettersi a gareggiare con gli urlatori che annunciano sempre nuove apocalissi per l'Italia, l'Europa e il mondo, forse funzionerà invece, ma per loro, gli apocalittici, gli imprenditori dell'odio, i populisti, i nazionalisti, che in definitiva accusano i governi italiani ed europei di non aver fatto abbastanza contro gli immigrati, di non aver mantenuto le promesse del populismo, di non essere stati abbastanza neo-nazionalisti. Non so se ci riusciranno, ma sicuramente gli estremisti ci proveranno a entrare in Parlamento, da sinistra, da destra, dall'estremo centro.
Per superare il governo Meloni facendo qualcosa di meglio, per tanti e non per pochi, a mio modesto parere, dobbiamo andare un po' più a fondo.
Dobbiamo studiare, capire, comunicare meglio sui punti su cui il governo Meloni ha fallito, per cominciare.
Il ponte di Messina, per esempio, si è dimostrato ancora una volta un progetto faraonico, irrealizzabile, incompatibile con il diffuso desiderio di vedere finalmente completate tante piccole opere pubbliche che migliorino la qualità della vita nelle comunità locali.
L'Europa, l'Italia e le regioni devono trovare la strada per uscire dalla metastasi normativa, perché le persone, le piccole e medie imprese, gli enti locali, non ce la fanno più. La moltiplicazione delle norme sta soffocando le autonomie personali, sociali, economiche, territoriali.
Il contrasto all'immigrazione clandestina, in tutto lo spazio Schenghen, deve ripartire dalla riforma delle modalità di arrivo in Europa. Senza corridoi di ingresso legale, continueranno a prosperare i traffici illegali di carne umana. L'attuale sistema di accoglienza dei migranti senza documenti è marcio. La legge Bossi-Fini è criminogena e bisogna avere il coraggio di dirlo.
Tutti i piani statali, o peggio continentali, di assistenza sociale producono assistenzialismo, burocratizzazione. Meglio quindi pensare a come restituire ai comuni le risorse e i poteri necessari per l'emancipazione degli umili, per la tutela della prima casa, per la salute delle famiglie e degli anziani, per trattenere più giovani nei territori, per ogni altro obiettivo sociale e ambientale di una qualche rilevanza per le generazioni future.
Sono solo degli esempi per ribadire che non si batte una modesta centralista promettendo di essere centralisti migliori. Se nel migliorare la vita quotidiana da Palazzo Chigi hanno fallito Mario Monti, Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte, Mario Draghi e infine la stessa Giorgia Meloni, perché mai ci dovrebbe riuscire qualcun altro o altra oggi?
Ritroviamo un po' di umiltà e di coraggio.
Portiamo in Parlamento maggior pluralismo, diversi riformismi, rappresentanti delle storiche autonomie e dei nuovi civismi locali e territoriali, non solo i vertici delle attuali forze di opposizione. Così, con pragmatismo e facendo tornare la politica, ascoltando e non comandando, perseguendo il sano decentralismo richiesto dalla Costituzione, riportando l'Unione Europea e la Repubblica a essere più coerenti con i propri principi di sussidiarietà, restituendo maggior autonomia - e quindi identità e sicurezza - alle persone e alle comunità, andremo oltre questi anni di modesta stabilità, avviando una nuova stagione di stabile riformismo.
Mauro Vaiani
(attivista e studioso in Toscana, segretario di Autonomie e Ambiente - AeA)

Nessun commento:
Posta un commento