Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

domenica 20 giugno 2010

Les Condamnés

Archiviamo qui un articolo apparso il 20 giugno 2010 su Gaymagazine, dedicato a un importante  libro di fotografie e testimonianze sulla persecuzione degli omosessuali, presentato a Pisa, grazie all'impegno di Stefano Faralli e di altri attivisti queer della città (Ndr, 18/4/2012).

Alla libreria Feltrinelli di Pisa, venerdì scorso, 4 giugno 2010, e al Ciao Bello di Torre del Lago il giorno dopo, abbiamo avuto il piacere di incontrare Philippe Castetbon, il creatore di una pubblicazione intitolata "Les Condamnés". Per il momento è possibile comprarla nell'edizione originale in francese, per i tipi della H&O, anche se si spera in una sua traduzione in italiano al più presto, ma la barriera della lingua è assolutamente secondaria, rispetto all'importanza dell'opera, al suo valore sociale, alla geniale semplicità con cui è stata realizzata.
Il giornalista e fotografo francese, frequentando un sito di profili e annunci gay, ha incontrato decine e decine di persone omosessuali che vivono nascoste. Non solo nascoste come tanti di noi sono stati, magari fino a poco tempo fa, o sono ancora. Nascosti molto di più, perché cittadini di paesi dove la nostra sessualità è un crimine.
Con molti di loro è riuscito a stabilire una corrispondenza segreta e, attraverso questa, a raccogliere testimonianze e foto in cui, ovviamente, queste persone non si possono riconoscere, perché altrimenti la loro stessa vita sarebbe messa gravemente in pericolo.
Nel libro troverete 51 di queste storie, da altrettanti paesi, con relative foto di volti tagliati, camuffati, parzialmente coperti, che strappano un brivido a chi scorre le pagine della pubblicazione.
Fra i paesi non ne troverete uno europeo, perché nel nostro continente non esistono più norme penali contro l'omosessualità, anche se, in tante di quelle foto, molti di noi non faticheranno a riconoscere se stessi, quando ancora ci nascondevamo, o tanti nostri fratelli che vivono in territori o ambienti familiari e sociali ancora dominati dall'omofobia.
Non troverete donne, perché ovviamente a un giornalista maschio sarebbe stato troppo difficile stabilire con delle donne perseguitate la confidenza necessaria, ma anche perché, va aggiunto, la maggior parte delle leggi contro l'omosessualità puniscono solo i maschi e ignorano la sessualità delle donne.
Ci troverete divieti antichi, ma anche leggi sul controllo del sesso assolutamente moderne. Un fatto su cui tanti, che si improvvisano difensori della tradizione o, con ancora maggiore saccenza, di una presunta "legge naturale", dovrebbero riflettere un pochino di più.
Troverete molti paesi retti da regimi islamofascisti, ma anche qualche paese cristiano dove la vita della persona omosessuale può essere persino più terribile, grazie all'odio seminato dalla predicazione neocristiana fondamentalista.
E' solo grazie a Internet che è stato possibile raccogliere queste 51 voci, che sono grida di dolore. E' evidente che questi testimoni sono persone comunque relativamente privilegiate, sia pure nell'ambito di situazioni così drammatiche, perché hanno una istruzione, un reddito, la possibilità di collegarsi alla rete da casa, con riservatezza. Milioni di esseri umani soffrono molto di più e sono ancora molto più isolati, ma la diffusione di Internet è una speranza di libertà che sta crescendo ogni giorno, mettendo sempre più persone nella condizione, non potendo cambiare le loro società, di poter cambiare almeno la propria vita.
C'è un ultimo messaggio che Philippe Castetbon ha rilanciato, parlando a norme dei 51 condannati da lui incontrati sulla rete, un messaggio d'amore: i condannati cercano speranza, libertà e soprattutto amore. E la buona notizia è che alcuni di loro sono riusciti a trovarlo.

Mauro Vaiani (per Gaymagazine)

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