Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
domenica 6 luglio 2014
The smaller, the better: the invention of the wheel
From TED an other interesting speech, by Simon Anholt: Which country does the most good for the world?
Unfortunately, at the beginning, the speech is full of mainstream biases. For example it is said in the speech that countries compete, fight, are selfish... Well this may be true for the United States, because of their position of global supremacy. But it is not true for hundred of other countries, which are living peacefully and happily, and cooperating with their neighbors on all the global and regional issues.
It is also said that states are ruled by cultural psycopaths... Well, again, it may be true for Washington, London, Bruxelles, Beijing, Moscow, where dominant elites are selfishly concentrating power and riches. But it is not true for the most of planet: the majority of human beings are living in self-governing countries, autonomous communities, which are small enough to allow their citizens - netizens - to make the difference in every important matter.
And when speaking of economical justice, social inclusion, political participation, things are improving everywhere and smaller is the country, faster the process.
In fact, when he comes to data - the Good Country Index - the speaker invents again the political wheel: he discovers that small, peaceful, inclusive republics, like Ireland or Finland, are at the top of human civilization...
Another clue that international cooperation among free, self-governing, small republics is much better than any form of continental concentration of power, or global hierarchy.
An inconvenient truth for international elites, to find out that they are unnecessary and perhaps harmful to the human adventure. But a discovery reassuring for those who, like me, believe in the old adage: think globally, act locally.
I suspect that most of my essay – Disintegration as Hope – should be inspired by the well-known George Orwell's inspiration: “To see what is in front of one's nose needs a constant struggle”.
sabato 5 luglio 2014
Infamie e infami del 1914
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| Da Wikipedia, una immagine della Tregua di Natale del 1914 |
Come ricordavo su Facebook alcuni giorni fa, le celebrazioni del centenario dello scoppio della Prima guerra mondiale dovrebbero essere una occasione per comprendere meglio le grandi infamie e i grandi infami, oltre le note grandi tragedie di quella che Benedetto XV chiamò la "inutile strage".
In Italia, in particolare, non dobbiamo dimenticare mai, mai, mai, quanto infame, vigliacco e crudele fu il sovrano, Vittorio Emanuele III di Savoia, che deve essere considerato, a mio modesto parere, corresponsabile e talvolta più responsabile dei suoi primi ministri, Benito Mussolini compreso.
Il re fu infame nel trascinarci in guerra contro la volontà popolare.
Infame nell'avallare il fascismo.
Infame nell'aggressione all'Etiopia.
Infame nella vergogna delle leggi razziali.
Infame infine - e vile, perché scappò - nella disastrosa gestione di un armistizio, che degenerò in una terribile guerra civile.
L'infame Savoia rappresenta una particolare vergogna italiana, in un più ampio e disastroso scenario di una Europa industrializzata in cui era stata industrializzata anche l'obbedienza dei cittadini agli stati, non importa quanto infami fossero i governanti.
Una obbedienza assoluta, che finì con lo spaventare le stesse elite al potere, non solo la gente comune, e risvegliarsi dalla quale richiede sforzo critico e sacrificio spirituale, un lungo cammino, che è ancora ben lungi dall'essere concluso.
Sto scrivendo qualcosa in proposito, nel mio lavoro Disintegration as Hope.
Annoto che il Quirinale, con il suo scritto sul quotidiano La Repubblica di oggi, a proposito di questo centario, ha decisamente perso una occasione per uscire dalla retorica e provare a stimolare un po' questo paese malato, moribondo.
Segnalo un libro straordinario del mio grande concittadino pratese, toscano e cosmopolita, Curzio Malaparte, per coloro che vogliono uscire da una visione aneddotistica e superficiale della tragedia scatenata nel mondo dalle grandi guerre industriali: Viva Caporetto! La rivolta dei santi maledetti.
Al di là della stanca retorica con cui la vicenda è stata recentemente ricordata dalla RAI negli spot europeisti, anche una riflessione sulle vicende e le leggende della cosiddetta Tregua di Natale del 1914, può essere di stimolo a comprendere il baratro in cui gli stati industrializzati e militarizzati hanno trascinato i loro popoli.
Nella Prima guerra mondiale caddero falciati qualcosa come 10 milioni di soldati (650.000 soldati del Regno d'Italia, 40.000 di loro erano Toscani).
Altri milioni di persone soffrirono e morirono per ferite, devastazioni, malattie.
E la Grande Guerra fu solo l'inizio delle guerre totali, scatenate da stati che erano già intrinsecamente, strutturalmente totalitari - una drammatica verità storica questa, su cui la nostra presa di coscienza è appena iniziata.
Capire, spiegare, risalire dagli abissi morali dello statalismo e della cieca obbedienza agli stati, è e sarà dura.
E' il nostro compito.
E' il lavoro che abbiamo iniziato nel 1989.
Non defletteremo.
Saremo risoluti.
venerdì 4 luglio 2014
Attenti all'imbroglio a cinque stelle
E' triste accorgersi di aver avuto ragione in una materia pericolosa.
In un miscuglio di ignoranza e di arroganza, una piccola minoranza organizzata di attivisti Cinque Stelle ha deciso di sposare la causa del ritorno delle preferenze - ignorando bellamente trent'anni di storia politica italiana (e oltre un secolo di storia elettorale europea), nonché la volontà popolare espressasi solennemente nel 1991 e nel 1993.
Purtroppo ciò avviene in un clima di totale assenza di memoria storica e di spirito critico, da parte dei media.
E quel che è peggio, in un clima generale di ignavia sui principi, sui problemi, sui pericoli insiti nella materia.
A Matteo Renzi e al PD figlio delle primarie, a Forza Italia e alla Lega Nord - tre forze che sono state forgiate dai collegi uninominali del Mattarellum - chiediamo più coraggio, più coerenza.
A tanti militanti Cinque Stelle che credono sinceramente in una agenda anti-partitocratica, comunitarista, ecologista, populist, chiedo, con fermezza, di studiare un po' di più, prima di abbandonare la strada maestra delle primarie, dei piccoli collegi, della scelta dei candidati PRIMA della scelta dei partiti.
Non torniamo alle vecchie preferenze all'italiana. Cerchiamo qualcosa di nuovo!
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