Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

domenica 16 agosto 2015

Notturni e festivi


Approfitto di questa fresca giornata di San Rocco per una piccola riflessione sul lavoro festivo e notturno, che è stato uno dei temi trattati dai media quest'estate.
Qui in Toscana abbiamo un ipermercato che ha deciso di aprire 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Una importante azienda, su nel nord, ha deciso di produrre frigoriferi di lusso anche il giorno dell'Assunta.
A livello nazionale, il Ministero dei Beni Culturali ha deciso l'apertura dei musei nello stesso giorno di Ferragosto.
Tre situazioni diverse, che però possono essere discusse sulla base di uno stesso, e a nostro parere importante, principio.
Voglio essere diretto: imprese e servizi, privati e pubblici, devono essere liberi di chiedere straordinari festivi e notturni, ma questi straordinari devono essere pagati parecchio bene.
Per pagare parecchio bene, intendo qualcosa come il doppio la notte, il triplo il festivo, il quadruplo il notturno festivo, il quintuplo i giorni delle grandi feste tradizionali, quelle attorno a cui si costituisce la nostra identità comunitaria.
Altrimenti si entra in una dinamica di sfruttamento e autosfruttamento.
L'allungamento degli orari mette in discussioni autentici beni pubblici - l'unità delle famiglie, il riposo finesettimanale, la religione civile - e quindi deve essere ripagato con un compenso adeguato, perché ciò avvenga se e quando c'è una utilità ampiamente condivisa nella comunità.
Per sancire il principio generale, occorrono buone leggi, che stabiliscano quale debba essere la giusta mercede per chi lavora, o chi è reperibile, di notte, nel finesettimana, nei giorni delle grandi feste.
Devono essere leggi locali, perché ogni comunità locale ha le sue stagioni, i suoi riti, i suoi traffici. Esigenze specifiche che solo forti democrazie locali possono mettere a fuoco, per rafforzare le proprie economie locali.
Anche il lavoro notturno e festivo, insomma, secondo me, non può e non deve essere un ingrediente di una competizione globale a chi sfrutta di più le persone e la natura, ma un elemento di stimolo a una maggiore inclusione sociale e a un maggior rispetto per il creato.

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