Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso

mercoledì 5 dicembre 2018

Autogoverno dei territori unico argine contro il neocentralismo

Con umiltà rilanciamo anche da qui un articolo che l'autore di questo blog ha pubblicato insieme a Francesco Marsala. Un maggiore coordinamento italiano ed europeo fra coloro che lottano per l'autogoverno dei territori è necessario ed urgente, per fermare le sinistre derive neocentraliste e, in definitiva, autoritarie, che si aggirano per l'Europa e per il mondo: per esempio Macron e Salvini, ma anche Ciudadanos e Vox, i cinici tecnocrati europei e gli imprenditori politici del cosiddetto sovranismo, senza dimenticare in giro per il mondo i tanti Bolsonaro.

Qui il link all'articolo integrale sul sito originale siciliano che lo ha pubblicato per primo.

Di seguito il testo dell'intervento.

* * *






L'urgenza del dialogo per l'autogoverno di tutti, dappertutto

di
Francesco Marsala e Mauro Vaiani *

Firenze – Palermo, 3 dicembre 2018


Alcune forze politiche impegnate per l’autogoverno di diversi territori italiani hanno iniziato un dialogo serrato per muoversi in modo più coordinato nel sistema politico italiano ed europeo.
In molti, da quando abbiamo iniziato a coordinarci, ci chiedono cosa abbiano in comune indipendentisti di Sicilia e autogovernisti di Toscana. Come possono realtà molto diverse di Trieste, Friuli, Veneto, Toscana, Roma, Sud, Sardegna, Sicilia, lavorare insieme?
Abbiamo una prima risposta da offrire: noi condividiamo una visione politica decentralista che ha conseguenze precise anche nel breve termine, non solo nei nostri obiettivi di lungo periodo. La nostra volontà di decentralizzare poteri e risorse ha conseguenze qui e ora. Localisti, autonomisti, indipendentisti possono e devono camminare insieme, per raggiungere da subito obiettivi concreti di maggiore autogoverno e quindi maggiore dignità dei nostri territori.
Noi siamo abbastanza candidi da credere che, se domani il parlamento italiano volesse finalmente abolire i prefetti, o devolvere completamente la custodia dei bacini idrogeologici, o regionalizzare le ferrovie, oppure dare a tutte le regioni e province autonome piena autonomia statutaria, la maggior parte delle forze territoriali, siano esse indipendentiste, o autonomiste, o localiste, o civiche e ambientaliste, dovrebbero muoversi insieme per afferrare questi risultati storici.
Non è possibile, questo a noi appare chiaro, coltivare progetti indipendentisti (come in Sicilia), o fortemente autonomisti (come la proposta di fare della Toscana un territorio che si autogestisca almeno come il Trentino), senza capire e senza studiare perché tanti paesi sono diventati indipendenti solo di nome, nell’epoca moderna, mentre di fatto sono rimasti “in dipendenza”.
L’indipendenza, intesa modernamente come pieno autogoverno in una confederazione europea e in un mondo interdipendente, a nostro parere, non può raggiungersi altro che con un processo di riforme progressive, che scardinino una ad una le attuali concentrazioni di ricchezze e di potere.
Non temiamo nemmeno di affrontare insieme spinose questioni economiche. Abbiamo sufficiente cultura economica e finanziaria per sapere che maggior autogoverno conduce anche a minore pressione fiscale sulle regioni più prospere e a minore desertificazione delle regioni più deboli. In materia di finanza pubblica il nostro unico e comune avversario sono coloro che vogliono continuare a tenere le risorse nelle mani di pochi decisori centrali e centralisti.
Un secondo ma forse ancora più urgente argomento a favore del dialogo è la questione della democrazia, su cui non solo cerchiamo unità tra noi decentralisti appassionati di autogoverno, ma su cui siamo sicuri di incontrare la collaborazione trasversale con tante altre forze e culture democratiche.
Dobbiamo spiegare bene, insieme, all’opinione pubblica che l’Italia è praticamente l’unico stato dell’Unione Europea in cui i cittadini di un territorio non possono votare per liste e candidati locali, né per la Camera, né per il Senato (con una qualche limitata eccezione per Trentino, Sudtirolo e Valle d’Aosta), né per il Parlamento Europeo (senza nemmeno le eccezioni succitate).
Ripetiamo, perché si capisca bene: attraverso gli attuali sistemi elettorali centralisti, che consegnano il potere di depositare liste e candidature solo a un numero ristretto di persone poste ai vertici di piramidi politiche nazionali (per esempio la Lega di Salvini, il Movimento Cinque Stelle, il PD), la stragrande maggioranza dei cittadini non ha la facoltà di votare una lista più piccola e più locale, tanto meno di scegliere un candidato locale al posto di quello nominato dall’alto (questo in nessuna lista).
Siamo arrivati a un livello di verticismo politico che fa dubitare della natura democratica della Repubblica italiana, perché le norme elettorali sono talmente ingiuste che una persona potrebbe prendere una grande maggioranza nella sua città o nella sua regione e non essere eletta, né alla Camera, né al Senato, né al Parlamento Europeo.
Se a questo si aggiunge l’insopportabile verticalizzazione centralista del sistema mediatico, oltre alle difficoltà di accesso delle forze minori e locali all’autofinanziamento dei partiti attraverso il “due per mille”, chiunque abbia un po’ di amore per la democrazia capirà che dobbiamo al più presto lavorare insieme per avere leggi elettorali semplicemente più democratiche. Non solo per noi forze politiche territoriali, ma per tutti.
Una terza questione ci preoccupa e ci spinge al dialogo. Un movimento decentralista europeo (e globale) è necessario, perché, se non lo mettiamo in campo, qui nella Repubblica Italiana e nella Unione Europea, non solo le nostre aspirazioni storiche rimarranno fragili, se non proprio velleitarie, ma, in assenza di una visibile coalizione di forze votate all’autogoverno di tutti e dappertutto, lasceremmo il campo a potenti forze centraliste e neocentraliste.
Forze che sono già all’opera, in un modo che non esitiamo a definire sinistro, sia in Italia che in Europa.
Noi vediamo solo pericoli nella aspirazione di Macron a diventare il novello Napoleone d’Europa, con tanto di esercito europeo neocolonialista e non ci sorprende che la sua presidenza stia mostrando indifferenza e repressione nei confronti dei “gilet gialli”, le classi medie impoverite delle remote province francesi.
Né crediamo che i cosiddetti “sovranismi” e “populismi” possano in alcun modo rappresentare una alternativa alle tecnocrazie. L’attuale capo della Lega italiana, Salvini, non fa mistero di aspirare al presidenzialismo italiano e riceve consenso e sostegno da forze storicamente avversarie di ogni forma di federalismo e confederalismo, fra cui quei “Fratelli d’Italia” che vorrebbero addirittura abolire le regioni e le province autonome. Questi capi che vogliono restaurare la sovranità dei vecchi stati centralisti rappresentano la risposta sbagliata ai problemi strutturali dell’Eurozona e al deficit democratico delle istituzioni europee e internazionali.
Macron e Salvini si presentano come rivali, ma noi li vediamo in realtà molto simili nei loro atteggiamenti centralisti e autoritari, oltre che nella loro indifferenza, per esempio, nei confronti delle aspirazioni della Catalogna e della sorte dei prigionieri politici e degli esiliati catalani.
Noi non ci aspettiamo da tecnocrati europeisti o da ducetti sovranisti alcun rimedio ai problemi italiani ed europei, tantomeno ai guasti di una globalizzazione che è ecocida e genocida.
Noi crediamo in noi stessi, nella nostra azione decentralista, democratica, civile, sociale, ambientalista, per il bene di tutti, dappertutto.




* Nel 2018, allora, Marsala era responsabile relazioni internazionali di Siciliani Liberi e Vaiani era ancora presidente di un organismo allora chiamato "Comitato Libertà Toscana", da cui poi Vaiani fu espulso nel 2021 e che si è poi autodistrutto in una deriva da piccolo gruppo settario (Ndr, 30/3/2022).


domenica 2 dicembre 2018

Prossimità, questione cruciale del nostro tempo


La prossimità è una delle questioni cruciali del nostro tempo. Di certo lo è per noi qui in Toscana, ma crediamo che questa presa di coscienza vada ben oltre e sia in linea con una tendenza globale al decentramento.

Le iniziative culturali, economiche e sociali sulla prossimità si moltiplicano (pensiamo per esempio alle biennali della prossimità, di cui riproduciamo in questo scritto il bellissimo logo). Anche alcuni enti pubblici, organizzazioni e imprese stanno cambiando atteggiamento, tornando ad aprire sportelli, punti informativi, negozi di prossimità.

Per noi decentralisti e sostenitori di processi di autogoverno radicale, quella della prossimità è però ben di più che l'apertura di uno sportello o di un negozio più facilmente raggiungibili. Per noi la prossimità è molto di più: quando usciamo di casa dobbiamo trovare un vicinato, un rione, un quartiere, un paese, una comunità in cui esercitare responsabilmente i nostri doveri e riaffermare i nostri diritti.

Su di questo si basano le proposte di rivoluzione rionale a Firenze e di rivoluzione paesana in Toscana.

La prossimità è una scelta politica rivoluzionaria.

Rivoluzionaria perché, in più di un senso, si deve tornare a una dimensione umana che abbiamo perso (come un pianeta, nella rivoluzione attorno al suo sole, torna sempre regolarmente dove era già stato).

Rivoluzionaria, inoltre, perché, per riportare una vita di vicinato in ogni comunità, avremo bisogno di una grande fantasia e di una capacità di ragionare controintuitivamente contro i conformismi della modernità (e contro l'ossessione moderna per la concentrazione di potere e ricchezze).

La prossimità è una scelta politica di resistenza ai guasti di una globalizzazione ecocida e genocida.

I bambini devono poter uscire di casa e andare a piedi a scuola.

I disabili hanno diritto di uscire e muoversi in un vicinato senza barriere architettoniche.

Si devono creare condizioni organizzative che consentano alla maggior parte degli adulti attivi di lavorare nel proprio borgo o comunque non troppo distante da esso.

Un centro sanitario, uno sportello civico, un punto di informazioni legali, devono essere raggiungibili a piedi, da tutti, ma in particolare dagli anziani, quelli che sempre meno useranno la macchina e ben poco anche la bicicletta.

In ogni quartiere e paesino ci devono essere palestre e piscine, sale di lettura, centri di ritrovo (le nostre care, vecchie case del popolo, i circoli parrocchiali, i bar di paese), secondo quanto è possibile e più confacente al territorio, con buon senso, con pragmatismo.

Ognuna di queste piccole comunità deve avere le sue piazze, le sue fontane, i suoi giardini, se possibile anche un piccolo bosco (con alberi lasciati invecchiare).

Ciascuna di queste comunità deve poter partecipare, quanto più direttamente possibile, alla propria raccolta rifiuti, alle necessarie politiche di decementificazione (abbattimento delle tante costruzioni inutili), alla cura di eventuali corsi e specchi d'acqua, alla gestione della produzione e della conservazione di energie rinnovabili.

Ciascun rione, quartiere, paesino, borgo, perché possa assumersi la responsabilità di tutto questo, deve potersi autogovernare, eleggendo direttamente i propri consigli locali, con regole semplici, fondate sul rapporto il più possibile diretto tra governanti e governati.

Si sta aprendo, attorno ai temi della prossimità, una nuova stagione politica. Non perdetevela.

domenica 18 novembre 2018

Ecotoscanismo

 

Una delle cose da salvare, del grande lavoro del dott. Mauro Vaiani nei quattro anni del CLT 2017-2021, è un documento intitolato "Ecotoscanismo", che riproduciamo interamente come si presentava fino al suo ultimo aggiornamento, risalente al 18 novembre 2018. Abbiamo salvato anche l'immagine che corredava il post originale, uno scatto significativo del lago Massaciuccoli, ripreso nel 2013 dalle colline di Vecchiano (ndr, archiviato il 16 aprile 2022).

 


 

 

Ecotoscanismo

Non esiste toscanismo senza una svolta ambientale radicale.

Grazie a chi ci sta scrivendo per migliorare questo documento ecotoscanista!

Fra i primi che hanno voluto suggerirci miglioramenti: Luca Pardi, autore insieme a Jacopo Simonetta di "Picco per capre – Capire, cercando di cavarsela, la triplice crisi: economica, energetica ed ecologica", Luce Edizioni, 2017; Gianluca Serra, biologo conservazionista, ecologista e naturalista. I contenuti e i limiti dell’articolo restano, ovviamente, responsabilità politica degli attivisti.

Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2018

* * *

Noi crediamo nella Toscana come paese a misura di persona umana, fatto a miccino per una esperienza di autogoverno civico, liberale, democratico, sociale. La Toscana è la “dolce patria nostra” (Piero Calamandrei).

L’amore per la nostra terra, l’assunzione di responsabilità di autogoverno, paesino per paesino, quartiere per quartiere, rione per rione, implica una scelta ambientalista netta e profonda. Accettiamo i cambiamenti che sono necessari: combattiamo gli sprechi, incoraggiamo – senza bigottismi e senza proibizionismi – stili di vita più sobri.

Dobbiamo imparare dalle piccole nazioni e regioni che hanno fatto già molto meglio di noi, puntando a fare molto di più. Dobbiamo proteggere il mare, l’aria, la terra, la flora, la fauna, il paesaggio di Toscana fino al punto di diventare noi stessi un esempio per tutto il mondo.

Dobbiamo fare la nostra parte per rispondere alla crisi ecologica planetaria che, tra le altre cose, ha comportato, solo negli ultimi decenni, la perdita del 60% delle popolazioni di fauna selvatica, oltre che un ritmo di estinzioni di specie viventi che fa scrivere gli studiosi di “sesta estinzione di massa” nella storia della Terra. L’inquinamento riversato nell’ambiente in soli due secoli di età industriale ci sta tornando indietro sotto forma di eventi climatici sempre più estremi, anche in Toscana. Il cambiamento è necessario, e urgente.

Alla base di questa svolta ecologista, ci devono essere investimenti regionali in studio, conoscenza, ricerca, innovazione, oltre che, con saggezza e pacatezza, in educazione dei giovani e informazione a tutta la cittadinanza toscana.

In Toscana vogliamo raggiungere l’eccellenza di una ricerca scientifica orientata verso la salvaguardia del creato. Non consentiremo segretezza, né brevettazione degli studi sui viventi e sul loro patrimonio genetico, né sfruttamento, né crudeltà. Ciò che vive ha una dignità intrinseca, non è solo “utile” o “funzionale” all’uomo, come abbiamo anche recentemente ribadito.

Tutto ciò che è protezione ambientale, dai forestali all’agricoltura, dall’acqua pubblica alla tutela del mare, deve essere riportato sotto il controllo esclusivo e responsabile delle comunità locali.

L’intero territorio toscano, con tutti i suoi beni ambientali e culturali, deve essere considerato come la propria “hasa” e deve essere integralmente protetto.

Perché questo nostro “ecotoscanismo” diventi un programma politico concreto, accettiamo con coraggio le sfide qui ennciate:

Depurazione integrale di tutti gli scarichi liquidi, sia urbani che industriali, con metodi sostenibili, con restituzione di acqua buona all’ambiente; in tutti i corsi e specchi d’acqua toscani deve tornare la vita.

Progressiva messa al bando di ogni prodotto che non sia pensato in termini di riciclo; raccolta facile e agevolata di ogni tipo di rifiuto; riciclaggio di tutto, senza incenerimento e dispersione delle relative polveri nell’ambiente; sostituzione progressiva di ogni materiale plastico o misto, con materiali effettivamente biodegradabili e compostabili; attenzione severa al fatto che molte cosiddette bioplastiche sono compostabili solo in determinate condizioni e comunque devono essere comunque tutte raccolte, per non finire nelle acque e in mare.

Sì a nuovi bacini (e a nuovi impianti idroelettrici) ma solo con il consenso delle popolazioni e solo contestualmente a progetti sostenibili per trattenere e rallentare l’acqua piovana in bacini e casse di espansione, con letti di scorrimento allargati e naturalizzati, per la salvaguardia del territorio e per la mitigazione degli eventi climatici estremi (picchi di siccità, bombe d’acqua).

Sì alla produzione privata, locale, regionale di energie alternative, purché veramente rinnovabili e sostenibili, con procedure snelle e con tecnologie facilmente aggiornabili e comunque reversibili; sì a ogni possibile investimento per lo sviluppo di una rete elettrica intelligente (smart grid) e di nuove tecnologie per la conservazione dell’energia, sotto il controllo di compagnie pubbliche locali toscane. Il grande apporto della geotermia al fabbisogno elettrico della Toscana è importante, ma non possiamo premere oltre sullo sfruttamento. Ci si deve aprire a ogni innovazione disponibile nell’impiego del sole, del vento, del freddo delle profondità, delle maree e della gravità, con il consenso e la partecipazione delle popolazioni locali, nel rispetto del paesaggio e senza consumo irreversibile di territorio. La Toscana deve prendersi la responsabilità, come regione industrializzata che negli ultimi 70 anni ha contribuito significativamente al cambiamento climatico del pianeta, di essere apripista di una vigorosa politica di uscita dalla dipendenza da carburanti fossili in favore delle energie rinnovabili.

Fermo assoluto di ogni ulteriore cementificazione: nessuna nuova costruzione, senza perequazione e restituzione di suolo alla vegetazione e all’agricoltura; sostegno pubblico a ogni forma di bioedilizia; sostegno pubblico a ogni intervento per il risparmio energetico nei luoghi di vita e di lavoro.

Sostegno pubblico a una agricoltura progressivamente meno intensiva e meno dipendente dal petrolio e dalla chimica, dando priorità alle produzioni tipiche e locali; bando di pesticidi e diserbanti.

In Toscana solo allevamento sostenibile di animali, all’aperto, non intensivo, senza medicinali, senza crudeltà; in particolare sostegno all’apicoltura; incoraggiamento di una dieta prevalentemente vegetariana; disincentivi al consumo di latte vaccino importato e di prodotti caseari industriali.

Moratoria della pesca industriale nelle acque toscane; sostegno ai pescatori che accettano di essere protagonisti di una pesca sostenibile e rispettosa; sostegno all’itticoltura sostenibile.

I veri appassionati di caccia e pesca devono essere adeguatamente formati e inquadrati in associazioni di volontariato per la sorveglianza del territorio e il controllo della fauna, ponendosi all’avanguardia nel rispondere alle nuove necessità ambientali e sociali. Porremo fine, insieme ai cacciatori, al bracconaggio, ai ripopolamenti impropri, alle immissioni illegali, agli incidenti mortali, alle regole di accesso troppo lasche, ai calendari troppo lunghi, alla caccia come pratica impropriamente “ricreativa”. In molte aree antropizzate e agricole la fauna va controllata, con l’aiuto di conoscitori e appassionati, ma il concetto di caccia come “sport” deve essere archiviato insieme a tante altre esagerazioni individualistiche e consumistiche.

Rapido abbandono del diesel e della benzina; incoraggiamento dei motori alternativi; valorizzazione di aziende locali toscane per lo sviluppo della mobilità elettrica; valutazione attenta dei carburanti di transizione (idrogeno, biometano, biodiesel), anche per mezzi pubblici (traghetti e aerei compresi); è fondamentale uscire al più presto, nella mobilità e non solo, dalla schiavitù del fossile.

La Toscana vuole la piena responsabilità sul sistema dei parchi nazionali, che, integrati con le altre aree protette, devono essere custoditi gelosamente in quanto rappresentano ciò che rimane di un patrimonio naturale e paesaggistico insostituibile. Tutta la Toscana per noi deve essere trattata come una terra inestimabile, ma i nostri parchi devono essere l’emblema della nostra capacità di conservare e proteggere, per motivi educativi, scientifici, estetici, storici e spirituali. Attorno ai parchi le comunità locali devono essere responsabilizzate nella gestione di una economia locale fondata su ecoturismo e agriturismo.

Che ne pensate?

Volete aiutarci a costruire un ecotoscanismo serio, concreto, praticabile?

Diventate insieme a noi attivisti per costruire insieme il nostro nuovo paese toscano.


* * * 

Purtroppo questo "ecotoscanismo" del CLT 2017-2021 è rimasta soffocato nel solipsismo incompetente e presuntuoso del vecchio "toscanismo". Per coloro che fossero interessati a un impegno popolare per civismo, ambientalismo e autonomismo, raccomandiamo di collegarsi al canale Telegram di OraToscana: https://t.me/OraToscana (ndr).



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