Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
martedì 4 marzo 2014
Matteo Renzi a Tunisi
lunedì 3 marzo 2014
Controcorrente
Il mainstream internazionale - in particolare anglo-americano, con qualche eco nel nazionalismo revanscista ucraino-occidentale - continua a gettare benzina sul fuoco, come se fra Europa, Ucraina e Russia i problemi non fossero già drammatici.
E' il momento - insieme ad alcuni amici che studiano veramente e non si limitano a commentare - di spendere una parola controcorrente. La Federazione Russa sta aiutando alcune province orientali russofone dell'Ucraina a percorrere una strada che le porterà verso la secessione. Nella repubblica autonoma di Crimea, in particolare, anche per la presenza della flotta russa nella città autonoma di Sebastopoli, il soccorso russo è già diventato una ingombrante presenza militare.
Questo esito può piacere o no, ma occorre guardare in faccia la realtà:
- Europa e America non sono state in grado di dialogare seriamente e alla pari con la Russia, in favore di una soluzione politica di tipo svizzero della crisi ucraina;
- la maggioranza delle popolazioni della Crimea e di altre province orientali (il c.d. Donbass) non vogliono staccarsi dall'orbita russa, per profondi motivi, economici, sociali, culturali;
- non ci sono opzioni militari sul tavolo, per nessuno; la Russia ha solo un enorme vantaggio di posizione e un apparente consenso popolare, ma neppure Putin ha interesse a, o sarebbe in grado di sostenere, una escalation nell'uso della forza;
- nessuno può impedire che si tengano plebisciti per l'autonomia delle province russofone orientali da Kiev, e che questi referendum abbiano successo.
Possiamo dirlo con nettezza e - ci sia concesso, con quel senso di speranza con cui nei nostri studi guardiamo alle disintegrazioni geopolitiche del nostro tempo: alla fine per la repubblica dell'Ucraina la perdita della Crimea e di qualche altra provincia orientale, potrebbe essere un provvidenziale alleggerimento, un insperato vantaggio geopolitico, altro che una perdita.
sabato 1 marzo 2014
Contro l'omofobia a Pisa
Venerdì 28 febbraio alle ore 16,00, presso la Stazione Leopolda, piazza Guerrazzi, a Pisa, sono intervenuto a questa tavola rotonda:
Libertà di manifestare il pensiero (art. 21 Cost.)
e proposta di legge “Scalfarotto“
Problemi aperti
Eravamo:
Ranieri Del Torto, presidente consiglio comunale di Pisa;
Stefania Fuscagni, consigliere regionale;
Alfredo Mantovano, magistrato;
Mauro Vaiani, intellettuale e collaboratore del progetto Gionata.org.
Moderatore: Luca Daddi, vice caposervizio del Tirreno.
Hanno promosso l'iniziativa l'Associazione “Valori e Tradizione“ di Pisa, assieme a Scienza & Vita - Pisa-Livorno e a La Manif Pour Tous - Pisa.
L'incontro conteneva dei rischi di strumentalizzazione, ma io contavo molto sulla serietà dei miei amici pisani che lo hanno organizzato: Carla Ferri, Mirella Bronzini e Aldo Ciappi. A Pisa, negli anni in cui c'ero anch'io, insieme a loro, con tutto un vasto ambiente civico-liberale, abbiamo coltivato uno spirito di grande rispetto, di libertà intellettuale, di superamento di inutili contrapposizioni.
Forse alcuni, a questo incontro, erano venuti con una tesi: esisterebbe una ideologia "gender" che sta cercando di minare nella nostra società le coppie eterosessuali e la loro voglia di avere bambini. Una tesi che, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di smontare.
Abbiamo allargato ieri sera, a Pisa, il campo di coloro che non vogliono vecchie o nuove discriminazioni, non vogliono nuovi reati d'opinione, vogliono che la violenza omofoba sia punita - né più né meno come si puniscono la violenza politica razzista, sessista, antisemita, contro altre minoranze.
Per coloro che, come chi scrive, vogliono sostenere la legge Scalfarotto (e il compromesso politico Scalfarotto-Galan), pur con tutti i suoi limiti e i suoi difetti, non starò qui a farvi perdere tempo leggendo me. Invito caldamente a leggere questo bel articolo di Marco Gattuso.
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