Uno diverso in Toscana, che crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso.

mercoledì 14 febbraio 2018

Aiuti allo sviluppo non agli sviluppatori



Bianchi che aiutano neri. Siamo sempre fermi lì?
La foto proviene da https://www.oxfam.org/en/work-oxfam

A proposito delle mele marce che Oxfam e Medici Senza Frontiere si sono ritrovate fra i propri dipendenti, si evocano le scomode pagine de "La Pelle" di Curzio Malaparte, forse non a torto. Ogni volta che forze della modernità colonialista dominante entrano e stazionano nei paesi perdenti, colonizzati, bisognosi di "aiuto", si scatena inevitabilmente la peste malapartiana: epidemie di servilismo fra i colonizzati e deliri di impunità fra i colonizzatori.

Da quando il colonialismo si è lentamente trasformato in un più ipocrita ma non meno crudele neocolonialismo, l'Occidente dominante e predatore ha continuato a moltiplicare i propri "aiuti" ai paesi da esso stesso distrutti.
Ovviamente si sono moltiplicate anche le missioni militari imperialiste, sempre più ipocritamente camuffate in "missioni di pace".
I governi donatori non lesinano finanziamenti, che si rivelano inevitabilmente corruzione e soggezione per i paesi che li ricevono.

A coloro che non sono agenti di un governo oppressore, a chi non si mette al servizio di progetti neocolonialisti, a chi non è rappresentante di interessi economici brutali, ci sentiamo di ricordare alcune poche semplici regole che consentono di sfuggire alle trappole dell'ipocrisia e della corruzione in questa macchina infernale degli "aiuti" internazionali. Guai a fare azione umanitaria, o carità religiosa, o a esercitare qualsiasi altra forma di solidarietà diretta in un territorio senza rispettare almeno queste semplici avvertenze.

Eccole:
- 1) non tentare di portare da fuori ricette di aiuto o di assistenza, se esse non sono davvero state pensate per i territori destinatari e insieme con le persone direttamente beneficiate;
- 2) non fare mai interventi in un paese colonizzato usando finanziamenti pubblici delle potenze coloniali;
- 3) non farsi chiamare "volontari" se si è personale stipendiato;
- 4) accettare stipendi normali, rifiutando di essere strapagati come funzionari internazionali pubblici (altrimenti si finisce per essere facilmente tentati dagli stessi fenomeni corruttivi)
- 5) a parte situazioni eccezionali di estrema emergenza, rifiutarsi di prolungare una azione di solidarietà se essa non è ancorata a un serio progetto di liberazione politica ed emancipazione economica, che, entro un termine ragionevole, renda l'aiuto fornito sostanzialmente superfluo.

Non sono discorsi facili, ci rendiamo conto, ma li raccomandiamo caldamente a tutte le anime generose del mondo, che non vogliono essere confuse con un funzionariato internazionale sempre più ricco e potente, discusso e discutibile, tanto meno con le forze del neocolonialismo che opprimono popoli in tutto il pianeta, ancora meno con coloro che raccolgono fondi più che per lo sviluppo per gli "sviluppatori".

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