Archiviamo e rilanciamo su Diverso Toscana uno scritto originariamente pubblicato il 17 giugno 2004, da Pisa, per S.Ranieri. Eravamo in un momento difficile del nostro impegno per il superamento della vecchia sinistra toscana, della nostra opposizione storica al sessantennio e al partito-stato. Cominciavamo appena a intravedere la possibilità di partecipare, come avremmo fatto poi con la candidatura Antichi nel 2005, a una importante tentativo di creare una nuova area politica civico-liberale, una alternativa e non solo una alternanza, anche in Toscana. Con questo scritto attaccammo l'aristocrazia rossa, che allora aveva ancora saldamente il potere in Toscana. Ci sono tornate in mente queste righe oggi, 8 ottobre 2012, grazie a un articolo molto bello, pubblicato da Il Foglio, nel suo paginone centrale II-III, firmato da Enrico Deaglio, intitolato "Renzi il giovane vs Bersani il vecchio". La cosa più bella dell'articolo, a nostro parere, è questa: né Renzi, né Bersani (né Vendola, né gli altri concorrenti) sono in alcun modo membri dell'aristocrazia rossa. Così, chiunque vinca le prossime primarie del PD, il 25 novembre 2012, non resterà nulla della vecchia nomenklatura che abbiamo lealmente contrastato, né della sua aspirazione a conservare una egemonia ormai svuotata da ogni contenuto gramsciano di liberazione politica ed emancipazione sociale, ridotta a mera riproduzione di casta, a pura conservazione di potere e privilegi. E' finita, per quella elite inamovibile contro cui lanciammo, con durezza ma anche con ironia, questo modesto scritto. Possiamo scriverlo? E' la conferma che qualcosa può cambiare, che vale la pena studiare e impegnarsi, che possiamo aspirare a vedere un rimescolamento delle carte, che c'è sempre la possibilità di una circolazione lapiriana di speranza contro ogni speranza (NdA).
giovedì 17 giugno 2004
Testimonianza
di un anonimo principe
della Toscana
sulle vittorie elettorali del Centrosinistra
nel 2003 e nel 2004
Caro babbo,
sono tornato comunista.
Sono tornato qui. A prendere il mio posto, ad assumermi la responsabilità del mio retaggio, a governare come legittimo erede della dinastia.
Era dall’anno scorso che volevo scriverti questa lettera, sulla scia dell’entusiasmo per la vittoria del sindaco Fontanelli a Pisa. La sera dell’Ascensione, di ritorno dalla festa a S.Piero a Grado, avevo cominciato, forse ispirato dalla solidità di quelle antiche pietre, dalla gioia che leggevo nei volti dei nostri militanti dopo il successo elettorale, dalla facilità con cui il bianco frizzantino mi scendeva nella gola.
Poi è rimasta lì, assieme a tante altre cose. Un anno intero è volato. Sono stato impegnato dalla sistemazione della mia nuova villa su queste colline, da cui si vede la nostra amata Versilia, Pisa e persino il porto di Livorno.
Sono stato impegnato anche nel nuovo lavoro, davvero, non ti preoccupare. L’ho preso sul serio.
La nostra grande famiglia, il nostro partito, mi ha accolto come il figliol prodigo, facendomi entrare in una prestigiosa istituzione, in cui il posto per me non ci sarebbe mai stato, se fossi stato solo l’economista ambizioso e ribelle che fuggì da te, anni fa. Ho avuto questo incarico perché sono il tuo erede, il pronipote di uno dei fondatori del PCI, il nipote di un dirigente del CLN della Toscana, il figlio di un grande sindaco comunista.
Sono tornato in seno alla mia terra, alla mia famiglia, al mio partito, dopo tanto girovagare in giro per l’Europa e per l’America in cerca non so più neanche io di cosa. Finalmente comprendo anch’io, con nettezza, la grandezza dell’opera sociale di cui sono erede.
E mi manchi, babbo.
Vorrei che tu avessi assistito a questo mio ritorno.
Sono con i cugini di Prato, di Livorno e di Arezzo, a cui mi sono riavvicinato.
Non siamo stati tutta la notte a parlare di politica, babbo, non ti preoccupare.
Siamo stati per le strade di Pisa a bere e a ballare.
Ho ancora negli occhi i Lungarni splendenti della Luminara.
Ci siamo divertiti, ma abbiamo anche festeggiato le nostre rinnovate vittorie elettorali e politiche: le vittorie dell’Ulivo e del Centrosinistra, in queste Europee e Amministrative del 2004, qui in Toscana.
Ora i miei compagni di baldoria dormono. Io invece non ho sonno.
Forse sono ancora un po’ ubriaco… Me ne accorgo da quanto vorrei che tu fossi qui, a stringermi fra le braccia…
E’ quasi l’alba del giorno di S.Ranieri, babbo.
Sono seduto alla tua scrivania preferita, quella di mogano massiccio, così antica e solenne, macchiata di inchiostro e odorosa di tabacco.
Saresti stato felice di rivederci tutti insieme e goderti la luce di questo nuovo giorno e il profumo intenso dei gelsomini.
La più grande rabbia di un Toscano, dicevi quando ormai eri vicino alla fine, è che anche la vita più lunga sembra un passaggio troppo breve in questo che è il paese più bello del mondo.
Non per merito nostro, dicevi, sei sempre stato troppo rigoroso sulla nostra storia per arrogare alla nostra egemonia meriti impropri. Con la franchezza che solo i grandi si possono permettere, sostenevi che abbiamo solo rovinato la nostra terra molto meno di quanto altre classi dirigenti del XX secolo hanno fatto con i loro paesi e le loro città, sia nel mondo capitalista, che in quello socialista, che nell’inferno del terzo mondo.
Socialdemocratici nordici, democratici americani, socialisti francesi e spagnoli, peronisti argentini, comunisti russi e cinesi, nazionalisti arabi e africani, hanno reso le loro società tristi, povere, spesso tragiche, spingendo a conseguenze estreme il potere dei moderni partiti sulle masse, sfidando l’umanità, la storia, la tradizione, quello che gli esseri umani sono realmente.
Noi, in Toscana, siamo arrivati al potere con l’umiltà delle generazioni di militanti che hanno creduto nel partito e ne hanno fatto il moderno e insostituibile Principe della nostra società. Abbiamo esercitato con moderazione e responsabilità il nostro ruolo di servitori del popolo.
Raccogliemmo noi, alla fine del Ventennio e della guerra, i Toscani dalla paura e dal disorientamento. Il nostro ex compagno socialista e nazionalista, Benito Mussolini, aveva esercitato il potere in modo brutale ma anche così radicalmente innovativo. Aveva imposto alla Toscana un livello di conformismo politico forse mai raggiunto prima da nessun precedente regime. Al suo confronto il referendum truffa con cui la Toscana fu annessa allo stato sabaudo, le antiche egemonie dei club e delle logge laiche e liberali, i circoli clericali, le prime cooperative e opere popolari cattoliche e socialiste, sembravano preistoria della politica e le antiche tradizioni toscane di irriverenza e insofferenza verso il potere sembrarono definitivamente appannate.
Fummo noi a raccogliere quanto si poteva salvare e a spingere il popolo ad affidarsi ad una nuova classe dirigente, portatrice di valori sociali e nazionali, ma anche di moderazione, legalità, rispetto per i deboli, solidarietà con i poveri e gli affamati dalla guerra.
Siamo una classe dirigente accuratamente selezionata per cooptazione, certo cementata da meccanismi di fedeltà ai vertici, ma ancora capace di mandare avanti non solo i fedelissimi, ma anche alcuni capaci.
Siamo egemoni, ma siamo un governo realista, benevolo, pragmatico.
Per questo il popolo toscano ci ama e non ci abbandona.
La maggioranza assoluta dei Toscani adulti viventi ha votato, almeno un periodo della sua vita, per noi. Nel 1990, quando la Mosca dei sogni di tutti i comunisti crollava e l’Unione Sovietica si avviava allo scioglimento, il nostro partito aveva ancora un milione di voti, il 40%, da solo. Nel 2000, dopo il crollo di tutti i partiti della prima repubblica, salvo il nostro, avevamo ancora, da soli, il 37%. Alleati con i migliori esponenti della sinistra cattolica, laica e socialista della Toscana, abbiamo ancora, dappertutto, soprattutto quando chiamiamo a raccolta il nostro popolo e riusciamo a far votare almeno il 75% degli aventi diritto, la maggioranza assoluta.
Sono fiero che proprio te, babbo, fosti uno dei primi a chiedere riforme e cambiamenti, prima del crollo dei partiti del 1992. I nostri alleati e alcuni dei nostri stessi dirigenti sono troppo avidi, troppo disinvolti, ammonivi. Dobbiamo ricordarci che il popolo è come l’acqua. Oltre un certo limite non si può tenere.
Noi siamo i migliori pastori che i Toscani possano avere, dicevi, ma i Toscani meritano, per le loro antiche tradizioni, un governo moderato e prudente, che non esibisca sfacciatamente né la propria ricchezza, né il potere.
I nativi, fino agli anni ’60, erano solo poveri pescatori o montanari, mezzadri, piccoli proprietari, artigiani. Si sono affidati a noi perché la modernità e l’industrializzazione li hanno arricchiti, ma anche dislocati e disorientati.
Gli immigrati sono arrivati in gran parte da province povere di senso civico e di libertà e sono felici di aver trovato qui non altre o nuove mafie, ma strutture paternalistiche di governo, che hanno saputo guidarli e proteggerli.
Abbiamo dato alla Toscana grandi amministratori, che hanno saputo realizzare opere pubbliche e servizi sociali decorosi.
Non siamo stati incauti saccheggiatori del territorio e dei beni pubblici come certi socialisti del Nord o certi democristiani del Sud.
Non siamo stati arroganti con il popolo, né con gli umili, né con i ricchi.
I giornalisti, i professori, i magistrati, gli alti burocrati li abbiamo allevati noi, condividendo con loro il privilegio di appartenere alla nostra aristocrazia.
Il nostro prestigio morale è intatto. Grazie alla nostra moderazione, alla lezione di grandi uomini come te, noi siamo sopravvissuti, mentre gli altri partiti della vecchia repubblica sono stati annientati.
Noi ci avviamo, in un clima di grande fiducia e di stabilità, a festeggiare i nostri primi 60 anni al potere.
Tutti gli altri si limiteranno a festeggiare i 60 anni della liberazione dal Nazifascismo. Festeggeranno grazie a noi, non solo perché i partigiani comunisti furono la forza vincente nella guerra civile, ma soprattutto perché la nostra dirigenza politica decise di non proseguire la lotta armata fino alla conquista violenta del potere, alla fine della seconda guerra mondiale. Fu una scelta saggia, che ci ha fruttato tutto il potere che ci è stato possibile afferrare, grazie alla nostra graduale, nonviolenta, ma sistematica conquista dell’egemonia sociale.
Oggi che abbiamo cooptato anche gli eredi delle tradizioni cattoliche, laiche, socialiste e repubblicane, che ci accorgiamo di quanto il nostro elettorato sia fedele, stabile e manipolabile, ci rendiamo conto dell’eredità che te e gli altri padri del partito ci avete lasciato e delle responsabilità che, con gioia, siamo pronti ad assumerci come vostri eredi.
So che non potremo mai più usare quel nome ad alta voce…
In questa luce ancora fioca prima dell’alba, però, in questo attimo di riposo del creato e di gioia assoluta nel mio cuore, babbo ecco, lo scandisco ad alta voce: io sono comunista. Erede del bene assoluto, nato per conservare per sempre il potere che voi avete conquistato. Imperatore di una obbedienza perfetta: religione per chi crede, potere per chi ci teme, ricchezza per chi possiamo comprare.
Ieri il PCI, oggi l’Ulivo, ma sempre noi: l’incarnazione della volontà del popolo.
So cosa avresti detto dei buoni risultati dei molti partitini neocomunisti che sono nati alla nostra sinistra.
Usando il nome che noi non potremo usare mai più, ci aiutano a mantenere l’egemonia che abbiamo conquistato con tanta fatica. Conservano i vecchi nell’attaccamento ai nostri simboli, ai nostri miti, alle nostre tradizioni. Arruolano i giovani a credere, sempre più confusamente ma proprio per questo più ciecamente, che un altro mondo è possibile, un mondo in cui si possa essere felici nell’uguaglianza, senza la fatica di essere liberi e diversi.
Dopo una giovinezza passata nell’adesione a visioni semplificatrici della vita, manichee e anche un po’ religiose, cosa che non fa male in questo mondo povero di valori, avranno per tutta la vita bisogno di dividere il mondo in cattivi e buoni, per affidarsi poi a questi ultimi senza sforzo. Cioè a noi, che siamo l’unica incarnazione possibile dell’illusione di cui ubriacano la loro gioventù: una società uniforme, controllata e quindi giusta. E che abbiamo conquistato il potere sufficiente, locale e nazionale, per aiutarli, quando la più breve e dolce stagione della vita volge al termine, a trovare casa, lavoro, divertimento e consumi. Concretezza e sicurezza.
I neocomunisti da sinistra, i neopopolari del centro, le correnti sociali della nuova destra, i compagni di tutte le nuove opere private che vogliono essere finanziate dalla mano pubblica come e più delle vecchie, tutti insieme costoro ci aiutano a convincere ogni giorno di più gli umili e i deboli che senza l’aiuto dello Stato e degli Enti Locali, da sé, con le loro proprie forze, non possono fare nulla di buono.
E’ la dura ma benevola lezione del nostro saldo governo.
Noi non comprimiamo l’aspirazione naturale del Toscano a sentirsi padrone della sua casa e del suo lavoro, ma facendolo iscrivere ai nostri sindacati e patronati lo aiutiamo e lo controlliamo; assumendo sua moglie o suo figlio in comune gli garantiamo uno stipendio sicuro anche quando la sua azienda avrà momenti cupi; con le nostre cooperative, assicurazioni obbligatorie, scuole e asili pubblici, lo nutriamo, lo proteggiamo, lo divertiamo; in cambio di tutta questa provvidenza, non facciamo altro che rastrellare il suo voto e, di tanto in tanto, mobilitandolo per qualche buona causa, lo facciamo anche sentire migliore.
Mai del tutto sicuro, se si allontana da noi, ma mai veramente oppresso.
Il potere che esercitiamo è immenso, ma mai sfrontato, mai esibito, sempre condiviso con altri gruppi e poteri forti, sempre moderato e attento a non travalicare mai nei territori sconosciuti in cui non abbiamo mai conseguito un’autentica egemonia sociale.
Siamo, salvo rari eccessi, generosi con i nostri avversari più deboli, e duttili con quelli più forti.
L’ONU e l’Unione Europea sono piene di nostri funzionari e i programmi futuri di ampliamento dei poteri e dei bilanci di queste istanze internazionali sono i nostri. Quando ancora più denaro sarà dirottato verso queste istanze, la nostra aristocrazia sarà l’unica che potrà gestire e controllare un potere così alto e così lontano dagli occhi del popolo.
Sapremo farlo bene, distribuendo nella nostra terra, a coloro che si mostreranno degni e fedeli, i fondi internazionali e comunitari, alimentando così la nostra egemonia.
Saremo pronti come sempre ad estendere la nostra benevolenza sulle regioni depresse d’Italia, d’Europa, dell’intero pianeta. La sfida più grande della globalizzazione è essenzialmente quella della globalizzazione della nostra egemonia.
Le nostre relazioni politiche con movimenti, fazioni, persino gruppi clandestini, in tutto il mondo, sono talmente ampie e consolidate, che sapremo trovare il modo di tenere lontani dalla nostra terra, con la forza della politica e del denaro, i terrorismi internazionali vecchi e nuovi.
Sappiamo che sarà necessario combattere, perché nessun sanguinario nazionalismo prenda il potere sulle rive del Mediterraneo, ma per il momento è più giusto assecondare il popolo nella sua giusta e naturale paura della guerra. Il pacifismo è una corrente spirituale che ci ha sempre portato consenso e simpatia.
Se e quando dovremo combattere, lo faremo solo sotto coperture internazionali ampie, perché il nostro popolo accetta più volentieri i sacrifici, quando vede grandi liturgie laiche di presidenti democratici, socialisti, popolari, che, con estrema dignità e tristezza, annunciano in televisione che una vasta alleanza democratica internazionale sta per compiere una azione preventiva o difensiva di intervento umanitario armato. Senza mai, ovviamente, pronunciare la parola “guerra”, che non si addice ai rappresentanti del massimo bene possibile sulla terra.
Non abdicheremo mai allo straordinario monopolio del pensiero e della lingua con cui imponiamo a tutta l’opinione pubblica di chiamare la nostra politica estera, anche e soprattutto se armata, sempre e solo “pace”.
Non siamo del resto, proprio nel comunicare, assolutamente superiori ad ogni altra aristocrazia politica del pianeta? Fatta salva quella cinese, da cui, proprio come hai sempre pensato te, babbo, dobbiamo imparare qualcosa. Sembra che si tratti della prima classe politica della storia umana a noi nota, che sta riuscendo a far crescere la ricchezza del proprio immenso paese senza concedere al popolo alcuna libertà.
Questa ricchezza senza libertà, se non è un illusione, è sicuramente il frutto di una cultura dell’egemonia sofisticata, pragmatica e moderata almeno quanto la nostra. Non per nulla abbiamo aperto le porte della Toscana ai Cinesi, li abbiamo inondati di visite e missioni, speriamo in loro come partner economici.
Coloro che governano in Cina sono degni della nostra ammirazione, nonostante abbiano, nel terribile 1989, commesso il terribile sbaglio di Tien An Men. Del resto, ricorderesti te, babbo, chi di noi della sinistra mondiale, della grande tradizione socialista, comunista, popolare, non ha commesso sbagli nel terribile 1989?
Non esercitiamo, dalla Toscana, una egemonia stabile sul governo della Repubblica Italiana, ma con i nostri alleati delle altre regioni, abbiamo già dimostrato di essere abili amministratori delle grandi burocrazie e delle immense ricchezze che esse consumano. La maggior parte di esse sono state create da noi o dai nostri alleati cattolici e socialisti, oppure furono create da Mussolini. Le conosciamo, le controlliamo. Sappiamo ciò che esse soprattutto vogliono: sopravvivere. Sono organismi vivi, complessi, in esse comandano, giustamente ben pagati, i nostri rampolli, ma sono impiegati anche numeri importanti di nostri devoti e fedeli sostenitori.
Ti piaceva, babbo, la canzonetta di Gaber sui comunisti… Soprattutto in quel punto in cui ci dileggiava cantando: “Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto. Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.”.
Ti strappava sempre un sorriso, perché la nostra egemonia si era sviluppata senza bisogno di statalizzare tutto. Anche la moltiplicazione delle assunzioni a vita di nostri fedeli nei comuni, nelle province, nella regione, negli enti e nelle aziende collegate, è stata da noi praticata più o meno come è avvenuto in tutti gli stati socialisti e democratici d’Europa. La nostra politica di assunzioni di massa, semmai, è stata più equa, favorendo ovunque le vedove, gli orfani, i veri poveri, purché nostri sostenitori.
A proposito di grandi burocrazie, babbo, chissà se hai cambiato idea sulla scelta che facemmo nel nostro ultimo quinquennio di governo centrale, dal 1996 al 2001.
Scegliemmo di non rimuovere il duopolio Rai-Fininvest, perché era impossibile ridimensionare l’ultima senza toccare la prima. E la Rai era intoccabile, perché piena di nostri sostenitori, e governata da nostri funzionari e sindacalisti.
Questa cosa ti angustiava. Da una parte sapevi che, lasciando in piedi il duopolio, avremmo avuto ancora per anni, come avversario sempre moralmente attaccabile, il proprietario della Fininvest. Questo è stato ed è tuttora un indubbio vantaggio propagandistico.
Dall’altra parte, non stiamo forse rischiando che sia il Centrodestra a fare una riforma che noi non potremmo controllare? E se Bossi riuscisse a portare Raidue a Milano?
A questo punto, è ovvio, mi sembra di vederti… Mi faresti un grande sorriso e mi diresti pacatamente: se non siamo mai riusciti noi a spostare un solo giornalista da Roma a Firenze, come pensi che riusciranno Bossi, Follini, Fini, Berlusconi, a spostare una intera rete?
Il federalismo? Lo faremo noi, con calma, la prossima volta che riprenderemo saldamente il potere a Roma, sicuri che l’aumento del potere locale non diminuirà i guadagni e lo status della nostra classe dirigente centrale. Sposteremo poteri e risorse verso gli enti locali, che moltiplicheremo e le cui competenze manterremo il più possibile confuse, sovrapposte, di difficile comprensione per i cittadini. Così che il popolo senta sempre più bisogno qui della nostra egemonia e altrove possa desiderare la nostra forza unificante, o almeno ammirare la nostra capacità di controllare e paralizzare gli avversari.
L’enorme deficit che abbiamo accumulato, cogestendo la spesa pubblica assieme a tutti i partiti della prima repubblica, sapremo gestirlo noi. Con la sola manovra dell’Euro, noi e i nostri alleati nell’Unione Europea, non lo abbiamo praticamente dimezzato? Abbiamo azzardato un tasso di cambio fra la vecchia Lira e l’Euro che ha prodotto, in una sola notte d’inizio 2002, una svalutazione praticamente del 50%. Ci è andata bene, perché del traumatico raddoppiarsi di tutti i prezzi fuori dal paniere Istat (cioè di tutte le cose che contano veramente, come l’acquisto di una casa), per la necessaria convergenza con i prezzi in Euro di tutta Europa, la nostra gente oggi dà la colpa al governo Berlusconi.
Le persone che ora devono campare con meno di 1.000 Euro al mese, saremo noi ad aiutarle, quando, più prima che poi, torneremo a Roma.
Con abilità sappiamo dirigere la rabbia del nostro popolo contro il governo attuale, che abbiamo saputo rappresentare, con una abile comunicazione, persino troppo detestabile. Siamo stati forse persino eccessivi, rischiando un pochino della nostra credibilità. Te, babbo, avresti raccomandato moderazione. Stiamo rischiando di ingigantire inutilmente la statura dei nostri avversari e di rivelare la capacità di mentire che ci viene dal nostro ormai secolare addestramento leninista.
So che molti dei nostri problemi di immagine, di strategia e di tattica, ci vengono dall’ingenuità dei dirigenti di regioni in cui la sinistra non esercita alcuna egemonia. Le elezioni si succedono per loro sempre troppo frequentemente. Subiscono continuamente l’alternanza. Il popolo si diverte a cambiare voto e loro sentono il bisogno di inseguire e blandire l’elettorato.
Come ringrazio la cieca fortuna, babbo, che mi ha regalato la nascita in seno ad una aristocrazia forte, che guida saldamente e stabilmente il partito egemone della nostra Toscana, in cui, salvo le rare e temporanee eccezioni di qualche sperduto putrido borgo, l’elettorato è stabile e la nostra maggioranza assoluta inossidabile.
Quanta calma, quanta pazienza, ci regala l’egemonia costruita dal sudore e dal sangue dei nostri padri. Abbiamo sempre tempo. Per digerire gli scontri interni alla nostra classe dirigente. Per diluire anche le crisi e i problemi più gravi. Per rimandare tutto quello che non è possibile affrontare. Per sostituire con calma nostri rappresentanti che si rivelino troppo arroganti o inetti. Per goderci anche un po’ la vita e la nostra meritata ricchezza, perché siamo nati per comandare, ma non dobbiamo certo privarci delle piccole gioie della vita.
Grazie alla fedeltà dei contadini, alla dedizione degli operai la cui vita era scandita dalle sirene della fabbrica e dai proclami del partito, all’ingenua e gioiosa adesione alla nostra propaganda di tante generazioni di studenti arrabbiati, noi siamo qui.
Costringiamo tutti a vederci come i migliori, perché ne siamo prima di tutto convinti noi stessi. Persino i nostri avversari, nel loro intimo, riconoscono la nostra superiorità morale e, le rare volte che qualcuno di loro ha preso il potere sul nostro territorio, non ha saputo né forse potuto fare altro che proseguire la nostra opera, investendo nelle nostre opere sociali e nelle opere pubbliche da noi impostate, in definitiva continuando ad alimentare la nostra egemonia e preparando indirettamente il nostro ritorno al potere.
Vegliamo sui sogni e sulle speranze più intime della nostra gente, ma non ci dimentichiamo di loro anche quando la sveglia li rigetta ogni mattina nella fatica quotidiana della vita.
Siamo noi a dettare le principali linee morali ai nostri sudditi che abbiamo innalzato a cittadini e compagni, restando peraltro sempre al di sopra e al riparo di ogni loro giudizio.
Siamo, con le nostre case del popolo, le feste, i concerti gratuiti, gli arbitri del divertimento, della società, forse persino dell’amore. Con le nostre parrocchie cattoliche e con le nostre liturgie laiche, siamo insostituibili custodi dell’anima della nostra gente.
Non credo in Dio, babbo, ma credo nel destino dei comunisti, oggi post-comunisti, sempre egemoni in Toscana: avere preso il potere e rimanerci per sempre.
E’ un fardello troppo pesante, anche se gioioso?
Abbiamo sulle spalle troppe istituzioni e nelle mani il destino di troppe persone?
So cosa mi diresti te, a questo punto: siamo un pezzo di storia, non di attualità politica.
Penso spesso, babbo, al fatto che nessuno ride di noi, o ci irride, o ci insulta, specialmente in Toscana, né i nostri comici più famosi, né il Vernacoliere, né le pesti e le sagome dei mercati fiorentini o del porto labronico. A parte il tuo amato e odiato Gaber, a parte qualche battuta del genovese Grillo, su di noi, specialmente in Toscana e da parte dei Toscani, non esiste praticamente alcuna forma di satira politica. Non mi meraviglio della tristezza e della mancanza di fantasia dei nostri oppositori, che sono pochi, spauriti, continuamente tentati dalle nostre abili politiche di cooptazione e mediazione. Mi sorprende invece la totale assenza di una musica ribelle, di una canzone graffiante, di un’arte figurativa rivelatrice, di una fotografia e di un cinema di denuncia. Abbiamo dunque creato un pensiero così unificante e soffocante, da non meritarci neppure un giullare di corte, un artista maledetto, un intellettuale scomodo?
Il rischio di essere i padroni di un laghetto che potrebbe diventare stagnante e putrido c’è, per noi come per le classi dirigenti di ogni tempo e luogo. E’ inutile negare che il marxismo ci ha lasciato una visione del mondo così semplicistica e tanto rassicurante da farci correre il rischio di non sentire il nostro stesso puzzo di pesce morto.
E’ difficile per me, aristocratico capo della sinistra di ascendenza comunista e quarta generazione di una famiglia votata al comando, non peccare di arroganza e non abusare della mia fortuna, caro babbo, ma cercherò con tutte le forze di fare il mio dovere.
Almeno finché dal popolo toscano, o più probabilmente dal nostro seno, non scaturirà chi potrà prendere il nostro posto, in un futuro lontanissimo.
Augurandoci che sia, come siamo stati in parte noi: più pastori che padroni, più custodi che dittatori, più rispettosi della Toscana come veramente è, che arroganti trasformatori e magari distruttori della nostra amata madreterra.
* * *
a cura di Mauro
Vaiani (vaiani@unipi.it )
Fonte:
http://www.toscanalibertaria.org/cammino/2004-06-17-anonimo-toscano.html
(acceduto lunedì 8 ottobre 2012)
Un discorso diverso in Toscana, per chi crede, in questa nostra madreterra, in questa fugace vita, in qualcosa di diverso
giovedì 17 giugno 2004
mercoledì 3 dicembre 2003
Meteora Soldati
Recupero dal vecchio sito di Toscana Libertaria e archivio qui una intervista che feci nel 2003 a Vincenzo Soldati, allora alla guida della Lega Toscana. A suo tempo dimostrò una notevole empatia con le nostre tematiche popolane e libertine, con il nostro impegno per porre fine al Sessantennio e per la rivoluzione liberale in Toscana, con il nostro euroscetticismo. Forse fu una meteora, ma i temi di questa nostra conversazione di oltre sette anni fa sono ancora tutti attualissimi (Nda, lunedì 14 marzo 2011).
Lega Nord Toscana:
continuare a lottare per la libertà,
tirare fuori l'euroscetticismo
Torniamo in Toscana, ma restiamo all'oggi e al prossimo 2004. Si sta per varare il nuovo statuto della Toscana. Cosa state facendo in proposito?
Hai qualche considerazione da fare sulle elezioni regionali del 2005 e sull'elezione del prossimo governatore?
I Toscani hanno, in grande maggioranza e per lungo tempo, votato per il Partito Comunista Italiano e per i suoi eredi e alleati, che hanno contato e contano su una ampia e radicata classe dirigente e che conoscono bene il nostro territorio e la vicenda economica e politica contemporanea della nostra terra. Perché nei prossimi anni dovrebbero fidarsi di voi e della Casa delle Libertà?
La mia speranza è che il popolo toscano, che ha creduto nel comunismo, riacquisti una capacità critica nel riconoscere la fine delle contrapposizioni ideologiche. Oggi si confrontano principalmente modelli di sviluppo economico e sociale che rappresentano anche diversi valori etici, sociali e morali, nei quali il cittadino toscano può riconoscersi. Il nostro movimento è stato il primo che intorno all’idea federalista, che è idea di libertà, ha saputo convogliare uomini di destra e di sinistra superando ogni muro ideologico. Mantenendo un’anima popolare, abbiamo saputo riportare in vita ideali di giustizia, di amore per le proprie tradizioni e i propri legami con il territorio, per la propria storia e la propria cultura, così radicati nella società toscana. Così come il valore del lavoro, che la Lega da sempre cerca di difendere dalle rendite parassitarie, dalle speculazioni internazionali, da quell’apparato statale che spesso soffoca le iniziative economiche invece di facilitarle. La speranza, dicevo, è che il popolo toscano si accorga finalmente di noi, e ci premi, dandoci quel consenso che prima di tutto renderebbe gratificante il faticoso impegno di tanti militanti che in questi anni hanno saputo assumersi responsabilità di alto valore morale e civile.
mercoledì 3 dicembre 2003
Incontro con Vincenzo Soldati
segretario nazionale della Lega Nord Toscana
.Incontro con Vincenzo Soldati
segretario nazionale della Lega Nord Toscana
Lega Nord Toscana:
continuare a lottare per la libertà,
tirare fuori l'euroscetticismo
Diciamo subito chi è Vincenzo Soldati ad un pubblico toscano che forse non ti conosce o ti aveva perso di vista.
Ho 53 anni. Sono di Massa. Sono un imprenditore nel settore lapideo. Ho aderito alla Lega Nord Toscana fin dalla sua fondazione. E' stata la prima volta che mi sono iscritto ad un partito, nella mia vita. Provengo da una terra aspra e particolarmente amante della libertà: la nostra Apuania. Ho ricoperto diverse cariche nel partito, partendo dal basso: segretario comunale, segretario provinciale, consigliere federale, segretario nazionale.
Ovviamente stai parlando della Lega Nord Toscana come partito toscano e quando dici che sei il segretario nazionale, intendi dire a livello di "Nazione Toscana".
Certo. Sono il segretario di un partito toscano, autonomo, anche se parte integrante del sistema federale della Lega Nord guidata dal segretario federale e ministro delle riforme istituzionali, Umberto Bossi.
A che punto è la Lega Nord Toscana oggi?
La Lega Nord Toscana si è costituita nel 1988. Si è presentata da allora a tutte le tornate elettorali, raggiungendo nel 1992 oltre ottantamila voti e conquistando due deputati. Il nostro massimo storico. Nella sua storia il movimento ha espresso consiglieri comunali e sindaci. Oggi la Lega ha un sindaco in Lunigiana, un assessore al Comune di Lucca e alcuni consiglieri comunali. E’ presente in tutte le province della Toscana con proprie sedi. Ha una segreteria nazionale a Lucca. Un merito politico che mi riconosco è quello di aver costruito un movimento unito con una classe dirigente motivata, preparata e capace.
Però?
Siamo fermi ad un risultato elettorale dell'1%.
Le forti organizzazioni lombarde e venete con cui siete federati e la Lega Nord federale, che in alcune aree è movimento popolare se non addirittura partito di raccolta di intere comunità, possono aiutarvi ad uscire dalla marginalità politica?
La Lega Nord federale è al governo. Governa città e comunità importanti nel Nord del paese. Umberto Bossi come leader è fortemente e personalmente impegnato nella riforma dello stato che è il punto chiave di questo secondo governo Berlusconi. Direi che i nostri alleati del Nord stanno già facendo la loro parte. Noi dobbiamo conservare e alimentare un nostro spirito e una nostra organizzazione, in attesa che cambi l'atmosfera e la situazione politica della Toscana. Questa nostra benedetta e maledetta Toscana è, politicamente parlando, la terra più conservatrice d'Italia.
Aspettate anche voi il crollo del partito-stato e la dissoluzione di queste eterne maggioranze imperniate ancora oggi sugli eredi diretti del vecchio PCI?
La forza e la longevità di queste maggioranze veniva da profondi ideali. Oggi degli ideali dei vecchi comunisti e socialisti non resta granché. Ad essi si è sostituita una capacità cinica di gestire e conservare il potere economico e sociale. Il cinismo è, ovviamente, anche capacità di manipolare il consenso di quelli che ancora ci credono. Ma quanto potrà durare?
L'unico vostro assessore, al momento, è Valleggi, delegato al federalismo nella giunta di Lucca. Come va questa vostra esperienza con il sindaco di Lucca, Fazzi?
Fazzi è una persona che ha un senso alto e profondo della politica, un servitore del bene comune, buon amministratore e buon politico. Sa dialogare, mediare, ma anche assumersi responsabilità. Sia con il suo governo, che con i partiti, che con il popolo. Noi siamo stati suoi convinti sostenitori. E ci aspettiamo che la sua esperienza faccia scuola in altre parti della Toscana. Del resto, grazie a Lucca, Arezzo e Grosseto, tre città importanti governate da giunte moderate imperniate sulla Casa delle Libertà, già oggi l'immagine monolitica di una Toscana egemonizzata dal Centrosinistra si sta sgretolando. La Toscana sta cambiando e guarda caso sta cambiando a partire da città apparentemente periferiche, che non ospitano i centri di potere pubblico più importanti e non godono di forti rendite politiche...
Stai dicendo che, per esempio, in città universitarie o sedi di importanti burocrazie come Pisa, Siena e Firenze, è più difficile scalzare l'egemonia del Centrosinistra?
Esattamente. Ed è un motivo di seria riflessione. Non tanto per noi, che non abbiamo mai avuto il voto di ceti parassitari, ma per altre forze liberali e moderate.
Definisci l'espressione "ceti parassitari".
Le persone che lavorano in burocrazie elefantiache e che non si impegnano né per farle dimagrire, né per renderle più snelle ed efficienti.
La Lega Nord Toscana e l'autonomismo in Toscana. Rapporti con gli altri gruppi e le altre intelligenze autonomiste.
Noi siamo collegati, con la nostra storia personale, ad un autonomismo, non solo culturale e storico, ma politico, che nasce negli anni '70. In quegli anni un gruppo d’intellettuali cominciarono a diffondere e a propagandare l’autonomia e la riscoperta della “toscanità” come diritto all’autodeterminazione del nostro popolo, anzi di tutte le nostre comunità locali, dagli Apuani alla Romagna Toscana alla Maremma. In questo incontro con Toscana Libertaria credo che non possa mancare un omaggio personale a Renzo Del Carria, che onoriamo come un vero pionere dell'autonomia politica moderna della Toscana. In quel gruppo si sono formati i fondatori della Lega Nord Toscana. Successivamente ci fu l'intuizione che nessun movimento autonomista avrebbe mai potuto ritagliarsi uno spazio politico in presenza di uno stato centralista. Di qui l’esigenza di unire più forze autonomiste per trasformare lo stato italiano in una repubblica federale. Per questo ci siamo ritrovati, Toscani, Lombardi, Veneti e altri, federati nella Lega Nord.
Aver fatto parte del sistema federale della Lega Nord e aver seguito e sostenuto l'azione di Umberto Bossi come segretario federale, non è stato sempre facile.
Siamo felici di essere arrivati con grande sacrificio, e con una coerenza che nel lungo termine sarà più chiara a tutti, a questo momento decisivo in cui Berlusconi e Bossi possono riformare lo stato.
Ci sarà questa riforma dello stato? Vedremo veramente la chiusura dei ministeri romani dello stato centralista, lo smantellamento del bicameralismo perfetto, il Senato federale, una corte costituzionale eletta anche dalle regioni? Vedremo davvero la fine dei dinosauri a Roma? Oppure la montagna partorirà il topolino del voto amministrativo agli immigrati?
La Lega è al governo per fare queste riforme, che costituiscono il patto elettorale con il quale la coalizione si è presentata agli elettori. I prossimi mesi saranno decisivi. O la coalizione imbocca decisamente la via delle riforme o l’assemblea federale - tuttora permanentemente convocata, come deciso nella nostra seduta del 9 novembre scorso - deciderà di uscire dal governo. Le conseguenze saranno inevitabili. Agitare sulla scena politica altre questioni, certamente importanti e di cui potremmo discutere a lungo, come lo status degli immigrati in Italia, rischia oggettivamente di avere effetti dilatori e diversivi. Il Senato, la Camera, i Ministeri, sono pieni di gente che non vuol cambiare lo stato. Ma dobbiamo sconfiggere i conservatori e i gattopardi. Il rischio che anche il dibattito sugli immigrati sia una manovra dilatoria, c'è. E' forte. Ma cerchiamo di mantenere separate le questioni. Sullo status degli immigrati extracomunitari la Lega è stata chiara e l’opposizione alla proposta di legge di Fini sarà durissima. Una cosa sono i diritti civili, altra cosa sono i diritti politici che si possono acquisire solo con la cittadinanza. Il processo d’integrazione non può e non deve partire dai diritti, ma dai doveri. Perché l'acquisizione di una specie di mezza cittadinanza come quella proposta da Fini dovrebbe essere messa all'inizio di un percorso? E' alla fine del percorso che dobbiamo puntare, quando l'immigrato acquisisce una cittadinanza piena.
Nel 2004 ci sarà un altro momento epocale: forse avremo una nuova costituzione europea e sicuramente voteremo per il nuovo parlamento dell'Unione. In questo momento voi vi siete distinti per la vostra opposizione al mandato di cattura europeo. Siete la prima e unica forza politica della repubblica che si oppone allo sviluppo di un super-stato europeo. E' solo un distinguo contro la "Forcolandia" di Bruxel, oppure vi state veramente cominciando a preoccupare che l'Unione Europea possa diventare un apparato mastodontico, costoso, socialisteggiante, liberticida?
Per come stanno andando le cose noi leghisti ci sentiamo euroscettici. Avvertiamo il pericolo di un’Europa intesa come super-stato, burocratico, livellatore delle diversità esistenti al suo interno, lontano, estraneo, nemico dei popoli e quindi contrario alle idee federaliste professate dal nostro movimento. L’Europa che noi sogniamo è quella dei popoli, delle autonomie locali, delle regioni, delle identità locali, delle culture, e delle tradizioni che non devono essere cancellate, ma salvaguardate. Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a che le sovranità nazionali siano sacrificate in nome di un potere tecnocratico e oligarchico. Il nostro movimento è nato per abbattere lo stato centralista e diffondere l’idea federalista. E' quindi naturale che questa lotta federalista sia fatta anche a livello superiore. L’Europa che auspichiamo è confederale, retta sui principi della sussidiarietà, dell’autogoverno, in cui si abbia il mantenimento delle sovranità locali. Chi non condivide una decisione non deve essere costretto ad accettarla. In questa situazione è chiaro che la cessione di parte della sovranità alla confederazione europea deve procedere con molta cautela, specialmente quando la materia attiene alla libertà personale dei cittadini. Il caso del mandato di cattura europeo è emblematico ed inquietante. Per due anni il Ministro Castelli si è opposto da solo sfidando tutta l’Europa a dimostrazione anche di un cambiamento d’atteggiamento che finalmente non ci vede supini esecutori di decisioni prese da altri.
Per come stanno andando le cose noi leghisti ci sentiamo euroscettici. Avvertiamo il pericolo di un’Europa intesa come super-stato, burocratico, livellatore delle diversità esistenti al suo interno, lontano, estraneo, nemico dei popoli e quindi contrario alle idee federaliste professate dal nostro movimento. L’Europa che noi sogniamo è quella dei popoli, delle autonomie locali, delle regioni, delle identità locali, delle culture, e delle tradizioni che non devono essere cancellate, ma salvaguardate. Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a che le sovranità nazionali siano sacrificate in nome di un potere tecnocratico e oligarchico. Il nostro movimento è nato per abbattere lo stato centralista e diffondere l’idea federalista. E' quindi naturale che questa lotta federalista sia fatta anche a livello superiore. L’Europa che auspichiamo è confederale, retta sui principi della sussidiarietà, dell’autogoverno, in cui si abbia il mantenimento delle sovranità locali. Chi non condivide una decisione non deve essere costretto ad accettarla. In questa situazione è chiaro che la cessione di parte della sovranità alla confederazione europea deve procedere con molta cautela, specialmente quando la materia attiene alla libertà personale dei cittadini. Il caso del mandato di cattura europeo è emblematico ed inquietante. Per due anni il Ministro Castelli si è opposto da solo sfidando tutta l’Europa a dimostrazione anche di un cambiamento d’atteggiamento che finalmente non ci vede supini esecutori di decisioni prese da altri.
Ti rendi conto che questa potrebbe essere, dal 1992, quando la Lega Nord a Milano ha dato una spallata alla repubblica partitocratica, la vostra prossima grande battaglia politica?
Sì. E contiamo anche su questa forma, moderata ma ferma, di euroscetticismo, per allargare la nostra capacità di dialogo con altri libertari e per combattere nuove battaglie di libertà.
Torniamo in Toscana, ma restiamo all'oggi e al prossimo 2004. Si sta per varare il nuovo statuto della Toscana. Cosa state facendo in proposito?
L’evoluzione costituzionale vede la regione come soggetto centrale della nuova repubblica federale. La definizione delle competenze comunitarie, statali e regionali è una questione ancora drammaticamente aperta, infatti se da una parte le regioni in attuazione delle riforme costituzionali del 1999 e del 2001 devono dotarsi di nuovi statuti, dall’altra parte si prospetta una radicale riforma dell’ordinamento della repubblica con un principio di federalismo istituzionale che renderebbe le attuali bozze o superate o inadempienti. Ciò premesso, la Lega è fortemente critica con l’attuale bozza di statuto della Toscana su alcuni principi, che non rispondono alla tradizione toscana, come per esempio sulla famiglia e sulla tutela della maternità. Inoltre, anche l’istituto del referendum, il principale strumento di democrazia diretta, non è né valorizzato né adeguatamente riconosciuto. Non va dimenticato infatti, che la possibilità di esprimersi attraverso referendum propositivi locali, dà ai popoli la possibilità di manifestare la propria identità ed i propri valori più profondi.
Se dipendesse da voi, come vorreste che venisse eletto, nel 2005, il parlamento toscano?
Il nostro movimento nasce aggregando un popolo eterogeneo, da destra e da sinistra, sul federalismo e sulla speranza di essere meno schiacciati da troppe leggi e da troppe tasse. Con queste origini ed avendo iniziato una battaglia politica dal nulla, siamo per forza prevalentemente proporzionalisti. Con il tempo abbiamo appoggiato la preferenza unica, l'elezione diretta degli esecutivi, l'elezione diretta di deputati locali in piccoli collegi uninominali. Ma per ora preferiremmo che il parlamento toscano fosse eletto per metà all'inglese, e per metà con la proporzionale pura. Combinando due sistemi semplici, senza pasticci e senza bizantinismi elettorali. Credo che questo sia necessario, in questa fase, anche perché non si protragga ulteriormente l'egemonia del Centrosinistra. E perché in Toscana emergano nuovi gruppi, anche piccoli, e siano rappresentate altre forze e altre culture, anche minoritarie. Abbiamo bisogno di idee e facce nuove, alle quali dobbiamo garantire un diritto di tribuna.
I vostri rapporti con la Casa delle Libertà, in Toscana, oggi.
Noi siamo nella Casa delle Libertà. La CdL è il risultato dell’alleanza del Polo con la Lega Nord. In Toscana questa alleanza, vuoi per un oggettivo squilibrio di peso elettorale, vuoi per un errore di valutazione politica nei confronti delle nostre istanze da parte degli alleati, stenta a dare i frutti che potrebbe dare. Non mi pare, infatti, che gli alleati colgano le potenzialità che un movimento come il nostro potrebbe portare alla causa della coalizione in termini di valori, di ideali e di moralità politica. In questo contesto, ci sembra ormai inevitabile, che la Lega in Toscana scelga, almeno per le prossime amministrative, un percorso autonomo. L’opposizione, d’altro canto, ha spesso dimostrato incapacità di rappresentare i Toscani che non la pensano come chi governa la regione, accettando, in molti casi, di adagiarsi in una situazione di sudditanza. Questo sicuramente è diventato uno strumento in più in mano a chi ha come unico obiettivo quello di finanziare sprechi e clientele. La Toscana soffre della mancanza di quella alternanza di governo che limiterebbe le rendite clientelari. E intanto, qualche volta, sembra che certi candidati sindaci di Forza Italia e di Alleanza Nazionale siano stati scelti dal Centrosinistra, tanto sono deboli, poco conosciuti, poco combattivi...
Noi siamo nella Casa delle Libertà. La CdL è il risultato dell’alleanza del Polo con la Lega Nord. In Toscana questa alleanza, vuoi per un oggettivo squilibrio di peso elettorale, vuoi per un errore di valutazione politica nei confronti delle nostre istanze da parte degli alleati, stenta a dare i frutti che potrebbe dare. Non mi pare, infatti, che gli alleati colgano le potenzialità che un movimento come il nostro potrebbe portare alla causa della coalizione in termini di valori, di ideali e di moralità politica. In questo contesto, ci sembra ormai inevitabile, che la Lega in Toscana scelga, almeno per le prossime amministrative, un percorso autonomo. L’opposizione, d’altro canto, ha spesso dimostrato incapacità di rappresentare i Toscani che non la pensano come chi governa la regione, accettando, in molti casi, di adagiarsi in una situazione di sudditanza. Questo sicuramente è diventato uno strumento in più in mano a chi ha come unico obiettivo quello di finanziare sprechi e clientele. La Toscana soffre della mancanza di quella alternanza di governo che limiterebbe le rendite clientelari. E intanto, qualche volta, sembra che certi candidati sindaci di Forza Italia e di Alleanza Nazionale siano stati scelti dal Centrosinistra, tanto sono deboli, poco conosciuti, poco combattivi...
Due parole su Prato e su Livorno, città a cui il nostro gruppo di studio Toscana Insieme - Toscana Libertaria è particolarmente legato.
A Livorno abbiamo dei dirigenti e degli organizzatori di valore. Degli uomini che hanno già cominciato un percorso solitario per le prossime amministrative. Livorno è una città in crisi, forse la più in crisi della Toscana, quella con il più alto tasso di disoccupazione. Ha bisogno di testimonianza e di lotta. Per questo abbiamo già in corsa un candidato sindaco e un candidato presidente. Poi se strada facendo ci sarà occasione, ci incontreremo e ci uniremo con altri oppositori. Su Prato invece sono franco: non abbiamo un gruppo sufficiente di militanti e stiamo facendo fatica a portare un contributo al cambiamento di quella città così importante e così vivace.
Hai qualche considerazione da fare sulle elezioni regionali del 2005 e sull'elezione del prossimo governatore?
Bisogna ripartire con lo spirito che ha animato la campagna elettorale del 2000 quando la CdL raggiunse il 40% dei consensi, con un candidato, che seppe unire tutte le anime della coalizione nel rispetto della loro dignità. Come candidato comune per il 2005 sosterremo chi in questi anni ha amministrato bene importanti città ed ha saputo aggregare tutte le forze della coalizione su un disegno politico coerente.
I Toscani hanno, in grande maggioranza e per lungo tempo, votato per il Partito Comunista Italiano e per i suoi eredi e alleati, che hanno contato e contano su una ampia e radicata classe dirigente e che conoscono bene il nostro territorio e la vicenda economica e politica contemporanea della nostra terra. Perché nei prossimi anni dovrebbero fidarsi di voi e della Casa delle Libertà?
La mia speranza è che il popolo toscano, che ha creduto nel comunismo, riacquisti una capacità critica nel riconoscere la fine delle contrapposizioni ideologiche. Oggi si confrontano principalmente modelli di sviluppo economico e sociale che rappresentano anche diversi valori etici, sociali e morali, nei quali il cittadino toscano può riconoscersi. Il nostro movimento è stato il primo che intorno all’idea federalista, che è idea di libertà, ha saputo convogliare uomini di destra e di sinistra superando ogni muro ideologico. Mantenendo un’anima popolare, abbiamo saputo riportare in vita ideali di giustizia, di amore per le proprie tradizioni e i propri legami con il territorio, per la propria storia e la propria cultura, così radicati nella società toscana. Così come il valore del lavoro, che la Lega da sempre cerca di difendere dalle rendite parassitarie, dalle speculazioni internazionali, da quell’apparato statale che spesso soffoca le iniziative economiche invece di facilitarle. La speranza, dicevo, è che il popolo toscano si accorga finalmente di noi, e ci premi, dandoci quel consenso che prima di tutto renderebbe gratificante il faticoso impegno di tanti militanti che in questi anni hanno saputo assumersi responsabilità di alto valore morale e civile.
Fonte: http://www.toscanalibertaria.org/cammino/2003-12-03-vincenzo-soldati.html (acceduto lunedì 14 marzo 2011)
lunedì 11 agosto 2003
Una lista euroscettica?
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| Mauro Vaiani, 2002 |
Appello a Ida Magli per una lista euroscettica
Da: Mauro Vaiani, Pisa
Pisa, lunedì 11 agosto 2003
Gentilissimi
Ida Magli
Giordano Bruno Guerri
"Associazione Italiani Liberi"
Ida Magli
Giordano Bruno Guerri
"Associazione Italiani Liberi"
Cara Ida Magli,
caro Giordano Bruno Guerri,
penso che sia arrivato il momento di cominciare a organizzare una lista euroscettica per le elezioni europee del 2004. Scrivo a voi e a Italiani Liberi, perché penso che siate abbastanza incoscienti, disinteressati e autorevoli per farvi carico di una tale iniziativa.
Faccio parte di un gruppo di studio che si chiama Toscana Libertaria, che ha fra le altre cose pubblicato (su http://www.toscanalibertaria.org/cammino/ ) un primo appello a promuovere una iniziativa euroscettica in Italia proprio in contemporanea con la conferenza intergovernativa che dovrebbe varare la nuova cosiddetta Costituzione europea.
Alleate, federate e pacificate i cattivi di cui l’Italia pullula, i libertari, gli autonomisti, i pazzi innamorati dell’autogoverno comunale toscano, gli eterni dissidenti di ogni partito e fazione, gli insoddisfatti e i diversi di ogni comunità della repubblica.
Prendete questa iniziativa e dateci la soddisfazione di poter esprimere nel voto europeo un voto sanamente e finalmente euroscettico.
Per l’ironia che segna, provvidenzialmente, la vita umana, proprio il voto europeo è il più libero (o il meno condizionato) dalla dittatura del politicamente corretto, dal coro uniforme e grigio della ragion di stato e d’Europa, dai buonismi e dai conformismi.
E’ il voto che la partitocrazia ha voluto e conservato ultraproporzionale per celebrare la necessità delle proprie fazioni e delle proprie cricche. Ma la relativa “ininfluenza” dei suoi risultati sulla vita quotidiana lo ha trasformato in un momento di strana libertà. Una libertà effimera, per noi schiavi di questa repubblica irreformabile, praticamente uno sfogatoio. Ma forse non del tutto utile. Gli Italiani non hanno forse già usato in passato il voto europeo per dare segno di vitalità e di incoscienza? Lo abbiamo usato nel 1989 per premiare un politico cupo ma che ci sembrava meno avido, Berlinguer. Nel 1989 abbiamo dato respiro a movimenti ecologisti e antiproibizionisti che ci sembravano necessari per immaginarci un po’ meno schiavi delle tecnocrazie e delle narcomafie. Nel 1994 abbiamo usato il voto europeo, più ancora del voto politico, per premiare un Berlusconi che sembrava thactcheriano e liberista. Nel 1999 abbiamo usato la scheda elettorale europea per esprimere stima e sostegno personale a una Bonino un po’ mitizzata e virtuale, ma senz’altro competente e libertaria.
Forse il 2004 potrebbe essere il momento in cui gli abitanti di questa nostra repubblica diranno, in una percentuale significativa, che il tiranno impersonale di Bruxelles, l’onnipotente, pervasiva, irresponsabile e nociva eurocrazia deve finalmente essere fermata. A mio modesto parere, anche strappare un solo seggio sarebbe un successo, in questo paese dove abbiamo sempre detto sì all’Europa e a tutto il peggio che attraverso l’idea di Europa ci è stato contrabbandato.
Nel Parlamento non mancano singoli ribelli un po’ pazzi da cui farsi prestare un simbolo. Alleiamoci anche con il diavolo, ma facciamola, una benedetta lista euroscettica. A volte i grandi meccanismi che stanno per divorarci, si fermano gettando fra gli ingranaggi un solo sassolino che ci era rimasto noiosamente nella scarpa per anni.
Facciamolo, per sfuggire al nostro destino di essere trasformati in cinici coloni indifferenti al destino della nostra terra. Capisco che siamo stati dislocati dall’industrialismo, ridotti a sudditi dalla dittatura di partiti e sindacati, resi ignoranti dalla scuola di massa, meridionalizzati da decenni di stato centralizzato e clientelare... Creature, un po’ meno umane di quanto la dignità per cui siamo stati creati richiederebbe, che oscillano senza tregua fra la servitù e la licenza... Ma tornare a difendere le nostre tradizioni e libertà, sperare nella forza incomprimibile delle nostre diversità, lottare per i nostri gruppi, i nostri borghi, rialzare la testa, è possibile. Vale la pena.
Buon lavoro e, spero, a presto.
Mauro Vaiani
Risponde Ida Magli
L’interrogativo se convenga oppure no presentare una propria lista alle Europee, magari insieme ad altri, assilla gli Italiani Liberi da molti anni. Personalmente sono contraria, e insieme a me anche il Consiglio Direttivo, per i motivi che esporrò subito. Ma il problema è troppo importante per non discuterne, quindi il nostro Sito è aperto alla discussione per tutti quelli che vorranno parteciparvi senza limite di argomento e di polemica.
Sintetizzo qui al massimo i motivi del No:
• I costruttori dell’Unione Europea, sapendo che il progetto poteva riuscire soltanto mettendo a tacere qualsiasi voce contraria, si sono inventati il nome da dare agli eventuali oppositori: “euroscettici” (che io non accetto) perché così non figurano come contrari, ma come al di là di un giudizio, del tipo: non ci credo ma stiamo a vedere.
• Le liste euroscettiche sono finanziate da Bruxelles (ossia con i soldi di tutti i cittadini dell’ Unione con assoluto disprezzo di quel minimo di regole che esistono nei singoli Stati per il finanziamento dei Partiti) tanto che pubblicano già da molti anni una Rivista (si chiama These Tides cui sono abbonata fin dall’inizio della mia battaglia contro l’Europa perché non avevo ancora capito fino in fondo a quali limiti di cinico inganno fossero attestati i governanti nel costruirsi l’Impero) e che figura ridicolmente stampata a Bruxelles.
• In realtà le liste euroscettiche non possono fare nulla contro le strutture dell’Impero. Prima di tutto perché, partecipando al Parlamento, ne riconoscono la validità, la legittimità. L’Unione Europea invece non è legittima perché costruita dai governanti, fuori dalla Costituzione dato che nessuna Costituzione potrebbe avallare la perdita della libertà, della sovranità, dell’indipendenza economica, giuridica, territoriale. Queste sono state sempre ed esclusivamente le condizioni punitive imposte, dopo una guerra, dal vincitore al vinto perché sono, appunto, “la resa senza condizioni”.
• Alcuni Stati: Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, godono di una situazione particolare solo ed esclusivamente perché ci sono stati al loro interno, fin dall’inizio, dei governanti e dei Partiti contrari all’Unione Europea, e che hanno perciò messo delle clausole alla firma dei Trattati: poter far parte dell’Unione senza aderire alla moneta unica è la principale clausola, subordinandola comunque al giudizio dei cittadini tramite referendum. Per questo il recente referendum svedese ha avuto tanta risonanza: alcuni Partiti, come i Verdi, stanno nel Parlamento Svedese e pur essendo in minoranza, hanno potuto fare apertamente la loro battaglia per il NO all’euro.
E’ questo il punto principale: i Capi dell’Unione finanziano con fiumi di denaro (di cui non ci dicono mai le cifre) i consensi, sia dei Partiti che degli industriali, agricoltori, e altre categorie produttive. Ma se ci sono in uno Stato dei Partiti contrari all’Unione, non possono mettere del tutto a tacere la loro voce. Specialmente, è chiaro, se si deve svolgere un referendum.
Da noi, manco a dirlo, i governanti, cattolici e comunisti, di destra e di sinistra, hanno firmato tutti i Trattati col massimo entusiasmo e basterebbe questo dato a far capire che l’Unione Europea risponde totalmente agli interessi dei politici che si ritrovano tutti d’accordo come succede quando in Parlamento si aumentano lo stipendio.
Per quanto riguarda, poi, il mettersi insieme ad altre liste quali, per esempio, i radicali, cui accenna il nostro lettore, questa è l’ennesima prova del silenzio che avvolge come una coltre le malefatte del Palazzo bruxelliano. Il nostro interlocutore evidentemente non sa (perché gli organi d’informazione sono stati tutti assoldati a questo scopo) che Emma Bonino faceva parte della Commissione Santer quella che è stata costretta alle dimissioni “per corruzione e nepotismo” (come recita la motivazione ufficiale) e che l’ammanco di migliaia di miliardi, oltre a contratti di appalto fuori gara ed altre piacevolezze del genere, si è verificato nella maggior misura nel Dipartimento per gli aiuti di emergenza cui era a capo la Bonino. Ma la corruzione di Bruxelles è immessa già nelle fondamenta e niente potrà correggerla. In questi giorni stanno venendo alla luce gli ammanchi di Eurostat, cosa di cui la stampa si occupa soltanto perché riguarda Prodi. Il Prodi non capo del governo europeo ma prossimo avversario della destra in Italia. Facciamoci coraggio: questi sono i politici, i governanti cui dovremmo inchinarci.
• Occorre un piccolissimo partito, anche un solo parlamentare, contro l’Unione Europea nel panorama politico italiano.
Qui, in Italia, dobbiamo combattere perché finalmente la stampa sarebbe costretta a parlarne. Soprattutto potremmo discutere a viso aperto, senza le continue censure dei giornalisti. (credete forse che l’informazione sia libera?)
Questo è il mio pensiero: aspetto i vostri interventi, i vostri consigli, il vostro aiuto…
Grazie
Ida Magli
Invito al dibattito
Ringraziamo tutti coloro che ci scrivono, e a maggior ragione, quelli che non condividono del tutto le nostre posizioni. Dobbiamo proprio fare così: accantonare le divergenze per poter combattere insieme contro l'unione europea. Speriamo di ritrovarci in molti in questa battaglia che è preminente su tutte le altre. Ida Magli
Replica di Vaiani a di Ida Magli
Con preghiera di trasmettere a IDA MAGLI
e al Direttivo di Italiani Liberi
Parto dalla fine della sua risposta: Occorre un piccolissimo partito, anche un solo parlamentare, contro l’Unione Europea nel panorama politico italiano. Questo è il punto che alla fine ci unisce.
Conosco la legge elettorale che regola il voto europeo in Italia e capisco che tutto sarebbe più semplice se un deputato, uno solo, si unisse a Italiani Liberi. Con uno sforzo organizzativo e finanziario limitato, si potrebbe già tentare. Senza allearsi con un deputato o con un senatore, tutto si complica: raccolta firme, comunicazioni, deposito del simbolo...
Sempreché la legge elettorale stessa non venga cambiata per impedire la presentazione di liste minoritarie, di testimonianza, di ribellione... Ma non lo credo: in tutti gli schieramenti, in tutta Italia, ci sono piccolissime forze che né l'Ulivo né la CdL hanno interesse a decapitare...
Scorrendo gli elenchi dei membri del Senato e della Camera, purtroppo, non sarei in grado di individuare un potenziale ribelle. Però... forse il Direttivo e soprattutto quelli di voi che vivono a Roma potrebbero analizzare meglio amicizie, legami, contatti, valutando - senza moralismi e senza esitazioni - anche la possibilità di farsene prestare uno...
Voglio precisare che non sopravvaluto né considero un potenziale alleato i Radicali. So - per certo e da fonti dirette - che anche il loro europeismo è in crisi, ma non hanno né le palle, né la libertà interiore, né sufficiente radicamento territoriale e sociale per farsi carico di una battaglia euroscettica. La mia citazione della lista Bonino era solo al riferimento di uno dei tanti precedenti di voto "in libera uscita" che alle Europee in Italia si è sempre manifestato e che diventerebbe anche l'acqua in cui potrebbe nuotare e sopravvivere il pesce di una lista contro l'eurocrazia.
Le considerazioni che Ida fa sul nome "euroscettico" che ci è stato imposto dai nostri nuovi padroni, sono - a mio parere - un'opportunità da cogliere, non un problema. Non è la prima volta, mi pare sia successo anche ai Cristiani e ai Bolscevichi, che delle nuove realtà sociali si fanno forti e portano con orgoglio il nomignolo imposto loro dai nemici che originariamente voleva essere dispregiativo...
Toscana Libertaria è già un piccolo partito (anzi una rete di piccoli partiti comunali, come si addice a noi Toscani) e abbiamo già esperienza elettorale, di raccolta di finanziamento, di comunicazione politica, di mediazione inclusiva (contro il pericolo di essere fazioni esclusive e incomprensibili che è sempre insito nelle associazioni e nelle forze politiche nascenti). Abbiamo già superato il 4% a Livorno e a Prato e sappiamo cosa vuol dire allearsi, separarsi, vincere e perdere. Per noi la politica è un "Beruf", cioè qualcosa in cui si manifesta la nostra vita e la nostra voglia di restare liberi. Nel poco o tanto che abbiamo fatto per le nostre tradizioni e libertà civiche, abbiamo un senso del dovere che rappresenta il meglio delle nostre radici laiche, ebraiche e cristiane... Per cui non ci arrenderemo di fronte a questa prima risposta problematica della Ida Magli.
La forza del libro "Contro l'Europa" deve scendere in campo e deve scendere in campo ora, proprio nei giorni in cui si compie il rito macabro della conferenza intergovernativa.
Nei prossimi giorni sarò a Milano e cercherò di contattare amici intellettuali e politici che conoscono e amano l'autonomismo e i gruppi civici locali di cui Toscana Libertaria è non piccola parte. Se ci sono novità, vi informerò. Se c'è la possibilità di incontrarsi, spero che ci regaleremo questa opportunità. Vi prego: manteniamo un contatto stretto, sfruttando questa riserva di libertà che è costituita dalla posta elettronica e dagli spazi, relativamente poco costosi, del web. .
Un cordiale e affettuoso saluto.
Mauro Vaiani
* * *
Fonte principale di tutti i documenti: http://www.italianiliberiassociazione.it/Lettere/listaeuroscettica.htm (acceduto il 23 marzo 2011)
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Argomenti solidamente piantati in questa nuvola:
1989
a touch of grace
abolizione delle province e delle prefetture
Alberto Contri
alternativa civico-liberale
ambientalismo
Andrea Ulmi
anti-imperialismo
Anticolonialismo
antiglobalismo
antimilitarismo
Antiproibizionismo
Archivio cose toscaniste
Archivio di Toscana Libertaria verso Toscana Insieme
Archivio Gaymagazine
Archivio Vaiani
autogoverno della Sardegna
autogoverno della Sicilia
autogoverno della Toscana
autogoverno di tutti dappertutto
autonomie ambiente lavoro
Autonomie e Ambiente
autonomismo
basta cicche
BijiKurdistan
borgate
borghi e comuni
brigate d'argento
Bruno Salvadori
bussini
Campi Bisenzio
Candelora
Capitale Carrara
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Chivasso
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civismo
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